lunedì 17 ottobre 2016

Huysmans, parte dieci

Outro, dove i personaggi: Huysmans primo negromante, La Morte, La Principessa brasiliana, Io e I Ragazzi
si siedono ancora insieme a pensare.

Tu oscuro pregiato caprino mostro
tu dama di Versailles
e tu paladino che cammini in mezzo a loro
Altrove altrove
e pace d’un gigante
che dalle nuvole la realtà scruta.
Cerca la felicità
ma cosciente,
cosciente sarà difficile.
E ossa a boccoli,
sono secco.
Ad un tavolo rimugini su un calderone
d’emozioni impossibili
a volte inaccettabili
con la coda il pungiglione e tutto,
e ad allora scheggiarsi è fare la cosa giusta,
ne uscirai bene.

E araldo di un significato che esplode
e negromante
e imperturbabile
inarrestabile,
hai una terribile paura
che la forma
diventi non più capace
di continuare il pensiero magico
e l’immaginazione
e il sogno,
e che dunque si trasformi,
s’evolva.

雨に濡らされた歌

Poi hai messo a muro il mio concetto di amore mentale,
non ti conosco o donna mia castana e lussuria.
Fai come se la mente non esistesse
a meno di non considerarla parte del corpo,
e tanto sesso facciamo.

Pietrate e pietrate.

Edipo, dunque re.

Ho preso a considerare l’idea
di non seguirti più ciecamente,
o verità mia o verità bellissima.
Sennò ti perderei in pietrificazione,
e tu non potresti più partecipare
all’eterna danza
che ti ha da sempre.
Ho preso tanto a considerare l’idea
di giostrarmi di più tra i rami
del magico bosco
e di tenere questa corteccia mia
dipinta della resina delle altre.

Da giovani le cose
le annusavamo e leccavamo
prima di provare a comprenderle.

Passi lenti di cotone,
hai anche una donna dentro
e non la negherai al mondo.
Vuole solo viaggiare, e sognare,
e continuare a sorridere, sempre.

Coda:
Poi rifletti su un tavolo ,
centro, centro, centro.
Avendo assaporato
la fede, viola, nell’irragione,

Terzo dialogo, urlato da un uomo piccolo a una volpe

Poi un uomo molto piccolo e saggio
ma non abbastanza
era giunto ad un primo riflesso sbiadito
del nirvana.
E come osò urlargli contro,
piangendo con la pelle tutta da brividi d’emozione
attraversata
“come può la mia consapevolezza ed identità
crollare nel nulla?
Come può l’universo
essere incosciente, di solo intuito
e senza un’identità?
Ne ho PAURA!
NON POTETE LEVARMI ME!
ALLARGATELO, ESTENDETELO ALL’INFINITO,
MA NON SPEGNETELO MAI”
L’universo deve essere pensante
ed immaginante, anche se ha generato se stesso
in ognuno di noi”

“Non aver paura di trasformarti,
neanche se è qualcosa che ancora
non puoi immaginare”
rispose la volpe, pacata.

la forma n.5

Parola. Parola. E accostumando il viso
e il cervello all’onda del suono.
Parola. M’innamorasti.
Oggi i sensi mi dicono che è una giornata importante.
Dalla notte che si è confusa
le stelle si son gonfiate
come banchi di pesci,
la ragazza chiese al vecchio “come stai?”
e lui rispose “oggi ha fatto un gran brutto tempo,
se n’è venuta giù tanta acqua”,
di terra sporco argentato e umile

è nella superiorità che all’ego concediamo
il tremendo fraintendimento,
se continuerà a farsi chiamare “ io “
dagli altri
è perché ancora tremendamente
annaspa, fugge.
Non te ne fai niente, poi, di una prova,
di due prove
se dubiti che il gioco possa essere
infondo un gioco da ragazzi (capire la realtà)

Paura d’ogni forma eppure hai una forma.
Certo, magari è impressionista
(perché ha la sembianza delle cose in movimento
nello spazio e nel tempo );
magari è simbolista
(nella maniera in cui esprime un’evoluzione
di miti e leggende innati nella propria
vita interiore);
magari è espressionista
(nel presupposto d’essere deformata
da ciò che vediamo e sentiamo
a guisa della nostra scelleratezza
e del nostro passato);
ma non rinunciarvi.
Ti aiuterà a volare, ti servirà per volare.

Lucy la volpe

In questo lasso di tempo e di spazio
dipingiamo adesso
un equinozio e un solstizio,
l’anima parla ed è brillante accecante
e sempre sincera.

Tutto soddisfatto
stella era anche un cosmo
anche le foglie
troppa è la strada da fare
ma è la felicità stessa.

Lucy cara volpe
sei e sei e sei al tuo posto,
arrampicata sulla coscienza
arrivasti da dietro
ci chiedevamo quale messaggio
eri venuta a consegnare

Il primo live degli Anabasi.

E per le più sottili vie
m’inerpicherò sorridendo
o scontento urlerò
d’insoddisfazione gli allori.
Non sai cos’è che con la tua forma combacia
e dunque t’aggiri
con gli occhi enormi
a cercare appigli
che non vi sono.

Fate una strana puzza, adesso,
o lavandini d’interiorità riflessa
dì per dì
sull’esteriorità.

Le tue voglie si spegneranno
come un fuocherello
lasciato lì ad ardere tutta la notte.

Huysmans, parte nona

E nel puzzle codesto stregone
finalmente riuscì a trovare i pezzi
per il primo raggio di sole.
Ha le unghie smaltate di cosmo
e sul palco
miliardi di bugie che compongono
un’unica verità.

E tu guardi tu guardi
e qualcosa finalmente combacia,
il tuo viso è il tuo viso, prima di tutto.
A non è uguale ad A ma è da A contenuto, sì.
Per adesso mi fermo, mi siedo a tavola e guardo con gola
ogni pietanza
prima di decidere
di quale ingozzarmi.
Gli occhi li metto per un attimo al di fuori,
nella realtà sposa dei sensi.
A tratti t’ho strappato il vestito,
altre volte ho anche negato che esistesse
ma adesso ti sta bene, sei anzi bellissima

Huysmans per un attimo fu colto da un giramento di testa:
“Guarda gli uomini cos’hanno costruito!
nella mente, nella calda imago.
Ogni sguardo brilla,
siamo statue bellissime scolpite nel mondo delle idee
e di questo ebbene di questo facciamone tesoro”

Huysmans, parte ottava

E tu vai su un tarocco di luna e dolmen
e tanta solitudine come un groppo in gola.
Vai e non vieni guardato
non vieni ascoltato.
Eppure se voce e canto son vento
tu ti lasci trasportare
da ogni soave suono
come librandosi verso
il punto d’arrivo.
Ed era la marittima via stellata....
con una luna di vespri bui
hai adesso rinvenuto i resti d’una punta di freccia
che ucciderà le cose per farle trasformare,

Da dove nasce questo sospiro
intenso
che è la sofferenza
come una pioggia di fuoco, d’istinto?

…..e questa guerra dovrà cessare.
Diventeremo il sorriso intarsiato
che in un vecchio scrigno a forma di fenice
abbiamo sepolto,
e questo perché tutto è bello
e tutto è vero
se riesci ad inquadrare il cosmo che nasconde.
Questa guerra finirà, questa guerra finirà.
Assisterci con pugni sul volto e calci in pancia
perchè ciò che odi è l’estensione di te cielo blu o rosso scuro
Questa guerra deve finire
e nella sazietà
e risoluzione dell’insoddisfazione materiale
sta il termine pratico.

Ma la testa è immersa in una violacea galassia
di dimensione indescrivibile
e non la vedi
non la vedi
finché le bende hai sugli occhi
e in un barattolino il cuore.

E tu vai su un tarocco volante
guardi il mondo da lontanissimo
e sei tanto in alto.
Alla luce del vero sole,
alla luce della vera luna
siediti ed accordati
alla medesima frequenza.
Ed allievo sii della negromanzia della natura
e dei pescivendoli sporchi,
della verità sottesa anche al più calloso cardo.

Huysmans, parte settima

E li lascerai vivere e parlare
scioglieranno le loro insicurezze
come principio salino
in acqua verde.
Papà armonia universale
Mamma terra
Papà mondo intero
Mamma corpo e anima
Papà albero immenso
Mamma Oceano
ti vedrai per come sei.

E v’erano ali che svolazzavano in un’immensa conchiglia

Stanati dalla vostra vecchia casa
scoprite che v’è un giardino da coltivare
in ognuno.
Attorniato dal caldo sole d’agosto
vivevo a casa di Gesù che stava lì immobile
ricoperto di simboli
come un quadro di Kandinsky
e non lo capivo minimamente.
Mare impervio ma buono.
Inferno rovente orribile
ma lo vorrai e lo sceglierai
senza neanche accorgertene.

Hai di nuovo fatto la bella scappare
col tuo magico sorriso a specchio.
Gli altri non ne sapranno mai nulla
di codesta tempesta arcana
tra i beati capelli.
Senza macchia senza colpa
perchè non v’è macchia non v’è colpa
se non quella di un logos incorruttibile
immanente
calato respinto dall’ansia
di manifestarsi a se stesso.

Urlasti e dall’oceano hai poi capito
che nuotando arrivasti.
Covato da ciò di cui sei parte diamante.
Come tre alberi ramificati nel vento
taciturni estraniati dal contesto.

Una memoria che è grande come una luna,
a-mors. 

Volevi parlare di un equitario sentimento
di fratellanza,
tra i soldati camerata
nella guerra del Grande Io
eravate quelli che più ricordavano
più sentivano lo spazio-tempo avvolgersi
come una mangusta.
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Cinque agosto,

Lapislazzuli
È certo che lei di desiderio arde
e cerca la ragione.

Ed era la marittima via stellata,
podio confuso
di seimila luci.

Cosa ne sarà del povero fauno
e del povero druido
con i loro nomi
di stupendi pastori o serpenti?

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Segni. Pentagoni.
Tiferet.
Hod.
Netzah.
Boaz.
Jachin.

La ragazza si ricoprì di cruciverba,
c’eravamo conosciuti
tre vite prima
ed era probabilmente morta prematura.
Ho dischiuso un segreto.
Ve ne sono a migliaia qui,
nascosti e sottili e impercettibili.

T’ho inventato e reso bellissima
e t’ho perduto a posta.
Eri un’anima dunque mare
Con tutto ciò che ne comporta,
non tornare
da me
non tornare
che in me sfera immensa
sei e sempre sarai

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L’apice lo raggiunsi una volta
col più semplice dei respiri.

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Pianeta dentro

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Un urlo sorride ad un urlo
entrambi soli su una panchina.
Ha provato a gesticolare
ma tremava,
separato come un tentacolo di polpo.

Ops!

Forse  è che siamo tutti omosessuali
e ci piacciono troppo i ricordi.
Ahi, lo spirito, ahi!
E tu bellissima mi toccavi
facendomi arrendere all’evidenza
della costante serenità
che è vivere, se inquadrato dalla giusta prospettiva