domenica 17 maggio 2015

Il vestito del morto

Il vestito del morto

Dall’altra parte un mietitore
da questa
la vittima e io.
Che cosa sarà mai
questo voler rifiutare
spade buone
che ti possono trapassare
senza ferirti o ucciderti,
noi non siamo stai maledetti,
è giusto specificarlo.

Un vortice di attrazioni
inspiegabili
eppure
sono razionale
sono calmo.

Quei giorni, presi i vestiti
del morto accanto a me
e li indossai lentamente,
per poco tempo pretendi
e poi te ne vai.

Soddisfatto il cavaliere
sfracella un cranio arabo
con una mazza chiodata,
è eco lo schiocco proibito
nell’imbrunirsi d’un’aria secca,
tramortita anch’essa,
paralizzata.
Quei fiori che a sento
annusavamo
adesso sono dentro di noi,
si guardano segretamente
da occhi interni.

A pietrate
A sassate

Come un cristo alla colonna
giace
la possibilità d’esprimersi,
il mittente,
il ricevente

lunedì 11 maggio 2015

8, 9 e 10.

8, 9 e 10.

PUM.
Caso esplode caso
esplode caso esplode
che schifo.
Lo specchio è rotto.

Luna attorcigliata sul palmo
e non godo, no che non godo.
Mi basta un piede per
farti calmare,
ma per capire la voce del corvo
straziante
affilata,
non sono i soldi che ti aiuteranno.
La collina è pallida
e lo sarà a lungo,
questa casa di dolore enorme
inventato
paradossale.
Con le unghia non ti puoi difendere,
il tronco in sezione
l’ho scorto
in un’istante
e l’istante dopo
già non c’era più…
è ritornata, è ritornata
la nebbia del cervello.

La parola come tramite
divinazione era già nel 1841,
ora vai oltre,
oltre il significante,
l’impulso il suono,
alla fonte.

*
*

Volle il caso
che dopo il compleanno
spuntò proprio Jim
anche lui
a nudo con la sua coscienza
urlava.

Meriggio passato,
adoro ombra
venero ombra
con calma
sta svanendo
la lacrima,
pesantemente
frainteso
ho.
E lo scheletro nero
appuntito in faccia
adesso
manca di rispetto
all’orgoglio prestabilito
agrafo anch’esso.
Una doppia tortura,
la natura lentamente
se ne va
e l’io che s’allontanata
dagli altri lupi
nel selvaggio grembo
di una divinità
di vento e carta,
fuoco, lamette, blu, viola.

Primo passo nella direzione
del monte.
Vedo i mostri.

E lo sapete
che nuoto meglio
che vedo meglio
se l’acqua
è dentro di me.
È la paradossale condizione
umana,
senza generalizzare.

Sala prove un po’ grigia
questa volta pesantemente grigia,
voi non tornerete normali.
Perderete le mani
nel tentativo pavido e un po’ finto
di non perderle,
lauto pasto di demonio
e non creerete più niente.
*
*
E se pensavi
e se nascondevi
le foglie dietro le labbra,
incatenato altrove
come se sabbia
stesse seppellendo
visi e cancrene,
bei suoni si infrangono
in una spirale tetra
buio grande
buio grande
buio grande
sarà la lancia a scegliere.
*
*
Tonfi, pochi superstiti.
Aperta è la testa della dea
si scorge dentro
un diamante di cielo.

I mantelli che vi avvolgevate
intorno al torace
in faccia
adesso parlano,
parlano meglio di voi .
E non è gradevole
né agli occhi né al palato
questo cratere di petto
dove sul fondo
i primi demoni
i primi strappi
mai ricuciti
di una coscienza
maculata come un cobra,
tenebrosa, orrenda,
stanno tuttora recitando
un dramma con finale
già noto agli spettatori,
non un accenno di colore spontaneo
di luce spontanea
di inquadratura spontanea.

giovedì 7 maggio 2015

Nyuu

Nyuu

Non sarà con lei
che mi laverò nel gorgo marino
e mi diranno “demone”.
È questo il paradiso
a portata di mano
come briciole sparse
e rottami d’androidi

La tranquillità
delfino piumato
che ondeggia
dal suo corpo esce musica,
il capitano è impazzito.

In fondo, il mondo dentro
resta immutabile
e non immutato.

*
*

Tagliando corto con “La Genesi”
spine di istrice
ecco trapassano i piedi
da una parte all’altra
in più punti.
Innanzitutto, vedere.
Pietra.
Sentimento carismatico
odora di stantio però.
Pescatori giapponesi
per millenni
lo stesso ciclo
e nelle risaie
e nei palazzi dell’imperatore.

Tutto si avvilupperà
in un contorto respiro
d’eventi,
uno solo.
È e dev’essere metafisica.
Non è reale.

Tutto questo lo sentii dire
dallo stregone grigio
mentre sfumacchiava robe
dalla sua pipa in legno
e rideva.
*
*

Nel frattempo
un ofiura per mano
giù dal piedistallo
nell’abisso più nero,
una scogliera
con le sembianze d’un mostro.

Era logico pensare ai rettili,
sentirsi tali nel sole,
gocce, plenty of things.

Una testa enorme.

Si sa solo ricoprire di ghiaccio
questa statua nuda che parla
di marmo
di roccia
di vetro.

martedì 5 maggio 2015

Giovane (o Horus)

Giovane
(o Horus)

Ancora troppo giovane
per poter guardare negli occhi
la linea violenta del sole
i mutamenti del caso,
un giorno una fortezza
una bandiera
quattro mani

Come zanzare e altri pappataci
che a forza
con ogni loro fibra
trovano un modo per entrare e farsi strada
oltre la plafoniera
nel neon della lampada,
ammirarlo e morire.

Lavarsi in lacrime mostri,
i polmoni staranno meglio
non mi ammalerò,
tutt’intorno
fiori spinosi
rovi e bacche
artigli e gonfi tagli alle caviglie
serpenti che strisciano
l’astro abbracciare
discretamente maledetti,
tutto successe in testa
nella testa
per la testa.

Tant’è che la rete messa lì
aggrovigliata
aveva un po’ i tuoi lineamenti,
non soffocherò io.
Una finestra si spacca
l’uomo-coniglio
è fuggito
giù dai campi
nei terrazzamenti di vigne.

Un frutto senza semi dentro
chiude il circolo riproduttivo
di un melograno ad esempio,
non alla terra la controparte
di un accordo agrafo
mai veramente stipulato
tra animali  

Sfinge gravida
di cosa
non ho idea,
con una chiave inglese
osare rompere le dita a dio
mentre un pianoforte a coda
sta squillando rosse spudorate
vergogne,
la notte la notte
è il vero pericolo,
quando si accende l’incenso
e i morti ritornano
sotto forma
i simboli,
il frutto ritorna fiore
le note al contrario
comunque armoniche
corrono, battono,
allora e solo allora
nudo veramente
aver imparato a nuotare.

E non ali.

La tomba dietro il lago,
“uno di noi”,
da adulto eskimo
la gente posa
sulla tomba del figlio
strani token
a forma di Horus1
ma non compiangono
né veramente comprendono
la morte,
come io.

Dovrebbe calmarsi
e dare fuoco a se stesso
sulla cima più alta, signore.



















1: Horus inteso come la divinità egiziana col viso da falco, una scena vista in un sogno. 

lunedì 4 maggio 2015

Buta

Buta

Voler scegliere è il dilemma.

E non catalogare
e non guadagnare.

Inochi

Inochi

Ora il grigio,
ora il grigio,
sala vuota
tempia cavata
il profilo scettico del silenzio
in un ombra che ristagna.

Non dipingere di verde
il trono
una luna
un tramonto.
È il presidente il problema,
è il capo il problema,
prenditela con lui
e non con il tatuaggio di morte
che hai stampato in viso.

E spaccandoci in testa
la testa stessa
guardare la tivù

Rotto le catene
che tenevano legati
i fratelli e me,
alba a matita
dio a matita
lo cancelli e se ne va.

Ma la mente
sparisce
dentro il tunnel
della mente,
una scogliera.

Da non comprendere
a scomparire
tra le foglie
dell’acero,
la ragazzina partorirà
il mondo intero
in una tempesta,
di questa soffice poltrona rossa
illuminata a stento
ne parlerò solo io.

ここ。。。どこ?

Gatti luccicano i loro occhi
e sinuosi,
hai appena aperto
la cassa toracica
della tua ombra
con mani affilate.
Ciò che succede
è
cocci di vetro e vino,
tarli, becchi, schiave,inochi. 

venerdì 1 maggio 2015

Foam

Foam

A parole mostrarsi, scrostarsi,
parentesi che ci chiude,
in una via
foglia svolazzava
io so di pietrisco
a quanto pare.
Lately
thinking is more and more
a depiction
of uncanny and misunderstood
deeds of mind.

E tutto torna,
Sbiadire con saggezza,
è un segreto
il corpo
che contiene
in scrigno blu
un altro segreto ancora
e mi paralizzo,
al ventre il ventre
al mantra amore
il valore contraddittorio che ha,
l’enantiosemia dei gesti
collide, è palese,
la vedo.

Cozza con la prua
il rigido sale
e
con il vento nel seno,
perderemo, teschio.

But it’s completely fine!



Mata kierareruyouni naranakatta

Mata kierareruyouni naranakatta

Non siamo ancora svaniti .
また 消えれるように 成らなかった

E l’ultimo urlo
da dove è venuto?

Eccitato, posseduto, possedere.
E loro che un tempo
erano stelle fugaci
brune o nere
adesso si contorcono
sul vulcano
in un esplosione sedicente erotica
di bordello ,
Io, coerente e fortunata distanza

lunedì 27 aprile 2015

La luna e del vomito

La luna e del vomito.

Né parlerò con me stesso.

Sta diventando torbido
e un po’ patetico,
scheletro attaccato alla schiena
di scheletro
con guanti d’oro

Fracassare questo mostro maledetto
di granito  
che nella caverna
attenta alla compostezza della coscienza
e in tutti i modi
cerca di spiegarsi,
la poesia succede
i micro e macro crolli
dello spirito su se stesso
in se stesso.

Non vedere per credere.

Una volta ero intrappolato
in una turbina
e sentivo strane voci.
Accusare tutti per essere stati
poco divertenti
e a dir poco bestiali,
la luna e del vomito,
la luna e del vomito,
l’osso del polpo.
Come
aver
catturato
o sperato di catturare
la falena,
ovunque è blasfemia,
tutto è blasfemia.

Amore negromanzia
scambieresti che cosa
condivideresti che cosa
se nemmeno la verità
ha volto,
se anche qui piove
sangue e non sangue
pellicola sottile
che il cervello ricopre
e soffoca,
scappa, scappa.

Non che non l’abbia
preso in considerazione

Dalla mia schiavitù
è nero
e ha catene lunghe vita,
abbandono.
Abbandono.
Un dramma
le cui prove
avvengono tutte nella testa,
non al di fuori!!

Nemici, nemici,
sciacalli cuore
schifo nel rostro
la luna e del vomito,
stanco di scolpire
la sofferenza dalla sofferenza
un lutto da osservare
costantemente,
un nero da indossare stupendosi
e fondere e rifondere
i corpi dei cari
in spade
e altre armi da taglio.

Detergi
e sacrifica il volume
delle vibrazioni interiori,
abbandono,
abbandono,
a seconda di chi offre la mano
la strapperà via
o se la metterà nelle mutande.

*
*

E io guardo e non capisco
guardo e non capisco
il ventre
che si gela e prende il volo

Le trapaneremo
da cima a fondo
quell’ultimo briciolo di verità
rimasto adescato
dietro gli occhi per sbaglio,
signora.
Vorrà che gli altri
le facciano
ciò che lei non vuole ,
e nessuno dico nessuno
dei chiamati in causa
riuscirà a d uscirne illeso.

Un punto. Ho confessato la rugiada
sentito un odore disgustoso
che poi è passato,
goduto più che mai.

Sarà breve ragno
che fagocita brevi mosche
nell’angolo di una finestra,
non ti devi offendere.

Parlare, dire.
Comunicare a tensione
positiva /negativa
con la testa di corno pregiato
un busto ammattito
che galoppa il disordine delle cose,
le gambe blatte giapponese
che stanno morendo.
Io non sono questo….
La tempesta scalciato
perenne via vai di tortore
mute
lunghe
e si snodano,
non possiedono
non risiedono
ma esultano

Certo, un bastone di legno
sotto,
il macinare,
il sensore cattivo
che si attiva,
l’urlo, lo spiedo vuoto,
le capacità mie
tutte scese su e giù
da mostri con zampe innumerevoli,
è il caos.
Ma un caos dolce,
“iniettabile” per certi versi,
è dalla confusone
la luna e del vomito,
dall’ingrossarsi delle maree
un punto di luce
diventa un volto di luce
o di tenebra
diverso per occhi diversi

mercoledì 22 aprile 2015

Rei (III)

Rei (III)
O ultima poesia per Rei


Esisto,
come una nocca
da tagli e freddo
infettata, dilaniata.

Perché il quadro
mostra sempre
violenza
e mai verità?
Questa stanza evidentemente
non può brillare.

Catarsi nel teatro
dietro ai miei occhi
ho sboccato poche volte
ma buone.
La tunica ellenica si sporca,
la pelle che prima era sfoggio
e corazza
adesso è prigione
dove il calore brucia
e non c’è via d’uscita.

Rei, e tutto questo
miracoloso
vento
di eventi,
忘れ物
Da una tettoia non vedrò più
il vecchio Afon Taf,
dallo specchio solo
scaltre misure d’inquietudine.
Rei, e le cose che sfioriscono
hanno un particolare fascino
funerario,
tenendoti
e il tuo seno
e il vacillare di labbra
e Londra.

Anche madre idealizzare,
fino a non avere più notizia
del proprio aspetto,
a diventare invisibili al trauma
impercettibili all’occhio della coscienza
ed in questa dimensione oceanica
altri ed altri ancora
incatenare,
la mente è il capriccio
dei maiali e delle loro lacrime.

Perdona il terrorista
per aver creduto.
Siamo gabbie antropomorfe
piegate in due
dallo sforzo di non tenersi,
è sbagliato ma irresistibile
pertanto
credere
ad un passaggio
di significato.

Basta ho detto,
musica predefinita
rimprovero d’archi per me.

*

*

Questa artificialità
fa schifo
puzza di morte neonata,
scolpisci la statua
ed impreca,
diventa il motivo,
diventa la causa.
Questa artificialità
fa schifo, dicevo.
Ottura le valvole
e rende tutto
un grigio squallore monotematico.

Chi sedeva al banchetto
avrà salvo il viso
non gli sarà portato via
dallo spettro.

Quest’artificio è orribile,
scotenna i fiori
gli steli dell’anima,
spegne i tronchi più grossi,
la corteccia s’infetta d’afidi
l’eroe diventa
misero parassita
che esiste
e non sa come.

Chi ha aperto la tomba
del padre e della madre,
guardato lo sciamano
sacrificare l’amore
nel fiume Kunjaku
come un mucchietto di foglie,
chi ha visto la derisione
la mistificazione
gli aghi agitarsi in fila,
lui incontrerà lo spettro.

Un miscuglio di 4 corpi,
due uomini e due donne,
e non ho ancora compreso
la nave nel deserto
l’atmosfera illuminata solitaria
di quella villa d’ombra.

Un re che non conosce
neanche il suo nome.

兵兵兵兵兵兵兵

Il pozzo del cervello
fine non ha inizio
è un crollo continuo,
come pionieri
dimentichi serpenti
che strisciano in cerchio
見えない


*
*

Tarlo,
coda uncinata,
primo veleno,
secondo veleno.
Terzo e quarto veleno.
È una frusta
con all’estremità un sasso
sul viso freddo.
Ho potato, si, ma mai sradicato .
Tutta la pelle che cade,
io sono molto di più.
Una tenaglia, paradossale ,
inchinarsi è sbagliato
inchinarsi è sbagliato
inchinarsi è sbagliato.

*
*

Pane dolce,
c’è del vomito nel lavandino
domani mattina non si potranno nemmeno
lavare i piatti per la colazione.

Non ho potuto.

Demerita tristezza a palate
di loro iene del raccapriccio
adepte
antilopi
che non fanno altro che correre,
avevano lasciato Tj
a prendersi cura di Alex
ma non so quanto ha retto.

Ti finirò qui,
mattonella su mattonella,
telaio d’ossa brillanti
dove la resina ricopre
una verità amara,
qui, nelle lenzuola verdi,
negli orgasmi,
nell’overthinking
sotteso a quasi tutto.

A solleticare col coltello
la pancia della scrofa,
a tracannare.

Poi vedrò me stesso
trafitto da sotto a sopra,
santo, stella marina,
volpe indiana,
primitivo desiderio
di essere fuoco

Scattai,
deviando il timone
maledicendo la vecchia bendata

Che cosa rimane sul palmo:
Una città di ombre,
una turbolenta metastasi
di idee.
Lo sfogo su una pelle
che non è del sud.
Patetico limbo uscire
ed erezione,
è un miracolo questa
lotta anarchica
verso la calma del pensiero,
la quiete della testa.

Tenderò a questo,
si spacchino le creste,
non ho idea.

No no non perdonate

Gabbiani impazziti furiosi

Tenderò a questo,
si spacchino le creste.
Non ho idea.
Il vento ha smesso,
la coscienza zoppica
per finta,
Alessio in una foto.

Morire. Ancora.
Con stile.

Cavalcare la sfinge
giù
e via
dall’indebita morale,
essere testimoni.

Morte e calpestare
l’avana selva,
mentre nel cassetto
la pistola smontata
la colpa
di aver reciso
il proprio cordone
il buio dietro la nuca

Adesso il templio è aperto,
il negromante è pronto,
l’unguento ha un odore un po’ acre
ed è difficile
non ricordare Sole
visto dietro
slanciate colonne ioniche
pregiate dall’entasi.
Adesso il templio è aperto,
le palme si piegano
sull’anfiteatro greco,
lucifero risplende,
noi siamo il primo e ultimo
inferno
stelo falciato
normalità perduta
ambizione
di diventare,
disparità,
grumi,
la realtà,

il reame dell’irrealtà.