sabato 24 ottobre 2015

Alfred de Vigny e i suoi spazi

Alfred de Vigny e i suoi spazi

E oggi che è il 27
Alfred de Vigny
disse con stoica fierezza
di morire in silenzio

giovedì 22 ottobre 2015

Da Rapsodia a Epica

Da Rapsodia a Epica

Come le tenebre
che mani e dolci
ricoprivano
quest’usignolo passivo

E sull’allieva anima
vorrò passare
dalla rapsodia all’epica,
unificare tutti i racconti in una sola versione scritta

E di nuovo
una pasqua di noia
burattini sagaci
che si scrollano di dosso
il peso di anni e anni
passati
a rincorrere il fumo
su per il camino

e ancora
guardarti negli occhi
e pensare
che forse non esisti
possibilmente non esisti
e ci pieghiamo
come acciughe
in un polveroso ventre di polvere.

Liberarsi dalle zanne.

La lingua rivela
magie
o semplici liturgie
d’associazioni d’immagine,
il liceo del cervello,
uno spazio non democratico- che è una follia-
ma anarchico.

Fino in fondo, dunque,
spezziamoci la schiena
e su questa zattera
odoroso sale
e lische
e alghe

e non essere tiranni mai più

mercoledì 14 ottobre 2015

Il cipiglio di Zell

Il cipiglio di Zell

Un giorno?
Era un giorno,
fu un giorno.
Caddi e vidi me stesso da vecchio.
Non pensare ai titani rinchiusi nel tartaro
o alla storia d’amore
tra Squall e Rinoa.

--È democrazia, dunque?
Quest’alito freddo
che sgretola
i picchi più alti
e distribuisce
più o meno a tutti
tante o poche briciole
di terra ormai macchina
ben oleata
che lacrima
noia e rancore.

--Il triste cantico
dei socratici e presocratici
“L’essere” è un interrogativo
Come magma incandescente
mille sorrisetti
esausti ma soddisfatti
pur non essendo riusciti
ad ottenere una risposta

**********
Il sistema è questa rete
firmata, autografata,
avvolge i cuori e li trascina
con sé
nell’alveare della produttività
volenti o nolenti
bisogna tutti
lavorare e spendere
spendere e lavorare

ed è pace questa

Voler ricordare i sacrifici
d’una mente terribile
che s’è persa
nell’infinita armonia del caos primordiale,
i sogni,
sono codesti i sogni

Venerare dunque
che cosa,
a partire da me stesso
non è forse una radura
e fallout nucleari?

Tito Livio

Andrè Chenier
condannato a mote

Rettili, Thundaga, ancora rettili
e il cipiglio di Zell

Cirano

Cirano

Con le mani sporche di rugiada
volevo essere Thomas
apprendere dallo sguardo ferite
offrire agli ospiti
sigari esplosivi.

Devi seguire il tuo spirito.
Emanare dal corpo
un’impalpabile
aurea di grandezza.
Purtroppo questi deliri
frammenti
vengon detti
la maggior parte
resta però nascosta
in questo bar subacqueo
dove musicisti, artisti, poeti
si incontrano
a sorseggiare birra
di giallo tabacco sporche le dita
ricordando i deliri di Guy de Maupassant.

Cosa comincerà?
Da illusione a illusone,
da specchio a specchio,
non una metafora condivisa,
non un contrappunto
di gioie,
ho le sembianze di una iena ma non rido.

E comunque, Dafne,
stipite uniforme del cervello mio
che scompari e compari
sotto troppi nomi,
scuoti l’addome serena
e non punti il dito
contro certi capisaldi d’irrazionalità,
le delizie dei poveri,
la guerra,
lo schifio.
Pugnalare i presidenti,
la gente è un ammasso obeso di lavoro
che livido s’aggira masticando gli alberi freschi e verdi,
sono cosciente del risentimento
e del rimpianto
e dell’intima vergogna.
Persi e sparsi
I brandelli dell’eroismo
I deliri di Cirano,
l’ombra sotto i denti dei guerrieri

ed Alfio Lanzafame
che ha collaborato a ristrutturare
la chiesa di S. Alfio a Trecastagni.

Scomodo comodo esistere,
siete scandalosi esseri di vetro
vi potrei spezzare con un dito,
e dimenticate questa
schifosa fognatura
di sistema,
rancido coi risvoltini
e l’umanità divenuta pieghevole
ripone accuratamente se stessa
nella cantina del non-io,
poi dà una spolverata

Ed è solo annientandoci
che smetteremo
di comprendere
il bene ed il male
la mente e la vita

lunedì 5 ottobre 2015

Ultima

Ultima

O meraviglioso ossequio di mostri
o meraviglioso circo intarsiato
di poeti e animali e belve e poeti,
quale rivelazione trasporti
in questo deserto?

Era di smalto
quella simulata bomba,
intagliata in maniera disumana
nella mia testa
nella tua
in quella del manovale
nell’aceto delle casalinghe.
Tutti contro tutti,
guai e allucinazioni.

Tra monti poco alti
e fiumi che dalla terra
come cimeli d’ombra
hanno osato
dilungarsi
allungarsi
diluire
la terra.
Certo, mi dici,
il fulmine,
il Galles che ancora
allo squillo del  tuo profumo lussurioso
nella testa rientra cavalcando.
Il Galles, cimelio d’ombra anch’esso
coi suoi fiumi
e i suoi monti poco alti.
Qualche volta qualche anarchico sbagliato
e invidioso
si lamenta
anche lì.
Ricordi e nei ricordi
la luna metafisica
le praterie che si estendono come ragni
nella notte,
i parchi
la marijuana
e tutto il resto.
Come brilla
come brilla
questa testa qui,
come brilla questa testa
piena di fanghi
piena di sabbie da tutte le spiagge.

Lasciamo lo stream
nel suo posto,
che è il 1920-
Lasciamolo lì a germinare
noi venuti
ridicolmente
dopo
la Woolf.

Ma a chi importa, dopo tutto?
E se non importa, è davvero importante?
Naturalmente la risposta afferma
e non nega.

E adesso mi si mette davanti
questo fuligginoso esperimento
ha pelle e ossa
in testa
una meraviglia enciclopedica
che gl’ha fatto battere il cuore,
tutte le facce che sfilano
nude
tutte le loro idee
le idee dei morti
le idee di Ginsberg
le idee di Kant.

Che c’è di male, d’altronde,
ad esistere su un altro piano,
un piano che dalla carta
ha preso vita,
dalla carta e dalle miliardi di carte
sparse
su tavolini arcadici arcaici polverosi relitti

Riassumendo, ve la spiego io la poesia adesso:

Una solitudine macchiata di grigio
il cielo di Cardiff
e nel cervello
una danza di veli e di prostitute d’intelletto,
dare un bacio nella bocca di Rimbaud.

Senza pretese c’era Wallace Stevens
che s’è rotto una mano
nel tentativo idiota
di spaccare la mascella di Hemingway,
quel povero presunto marinaio
malato di troppa mascolinità

Riassumendo, contro il disordine dilagante:

Una solitudine macchiata di grigio
il cielo di Cardiff
pare adesso
un polverone di rombi
e forme
e voci inglesi.

A questa schifosa fallocentrica
terra
come mosche
attirati.

E nel girotondo economico
ci sono queste guardie enormi,
gli eretici sono usciti zampillando
in purezza
da questa fontana d’angeli,
loro innocenti leuconoe
persi in questo vento merdoso
che sventolano
il cuore
le vene
il cervello
l’inconscio
la sporca mitologia dell’inconscio
il sesso con l’inconscio
la sporca e sacra e santa
mitologia
di quest’incoscienza
che come una baccante
soddisfa il suo bisogno
prima di squartare il compagno.
Dicevo, ci sono queste guardie
che con spadoni
squarciano quei poveri tessuti.

E poi, il mondo videloudico.
Una pozza dei desideri
dove sarai sempre
te stesso bambino,
un incontro mitico
con simboli cibernetici
di pace.

Ed è naturale, ogni uomo è un mondo,
ogni Io il suo non Io,
e tutti a farci guerra l’un l’altro
navigando dentro Dio,
inventando Dio
dentro Dio,
immaginando Dio
dentro Dio,
mordendo falsi idoli
bestemmiando falsi idoli
dento l’unico grande Io.

Ed eravamo così presi dall’odore verde
della moneta
che scambiammo,
esseri primitivi e selvaggi,
l’amore per il lavoro.

È tutto finto

È tutto assolutamente finto

Se sai una cosa
dirla o non dirla non fa quasi più differenza
al livello esteriore,
tanti sono i giullari che urlano e si lanciano
le proprie feci addosso
come scimmie abbruttite.
Ed ecco che per mano con dolcezza
c’hanno presi e portati
al mattatoio,
offrendoci l’opportunità di rifiutare
ma facendola apparire
connaturatamente sbagliata e sconveniente
e brutta da vedere ,
in un sol colpo si coniuga la democrazia
con la dittatura
in questo magnifico
acquerello
di politici demoniaci e compassi sospesi su occhi.

Così per i folli e così per me,
morendo ogni giorno
con un’accezione positiva però,
in quanto è più forte lo spirito
di quella che si crede banalmente
essere la carne.

Il viaggio è stato lungo, lo so,
ripeto dietro al maestro.
Attraversando i templi dedicati ad Anubis
e quelli dedicati a Horus,
la faccia pallida di Helda Doolittle
che va in preda ad un altro crollo emotivo
per colpa della WWII
e adesso tantissime lacrime
rigano le guance mie.
Il tempo non ha più senso,
il biglietto è esploso prima di esser convalidato,
il tempo non ha più senso.
Tenendo per mano i vecchi spiriti saggi
fungendo loro da bastone
il tempo non ha più senso.
È un corollario da seppellire.

Chè tanto tempo fa
cercavo in tutti modi
di diventare io stesso il paesaggio
e ad un livello superiore
estendere all’infinito
le dimensioni della mia essenza,
chè tanto tempo fa
volevo essere l’Afon Taf anche io.
Ammirate il delicato e capzioso
congegno dell’espressione,
ricorda un mantra a cui la propria vita
va dedicata,
una storia dai mille esiti sempre diversi,
un Dio terribile con infiniti volti
ed infinite schiene,
l’abbiamo sempre avuto
dietro e un po’ a destra,
invisibile, oscuro.
Un mondo solo dal re ordinabile,
un logos non parmenideo,
qualcosa che non è più né deterministico
né regolato dal principio di causa/effetto.

Ok. Altro punto fondamentale
erano i tuoi occhiali blu.

Questo ciclo non si chiuderà mai.
Questo ciclo è come
quell’angelo nella tua bocca,
affranto, lupesco,  intriso di buoni e cattivi sentimenti
tutto sincronicamente,
è il tentativo opaco di coniugare
Memoria e Presente in unico idolo plastico
che riporti il tempo alla sua naturale consistenza di piano;
Capite, capite adesso la scena finale del dramma?
Quello stesso Saul schizofrenico
che un tempo si azzardava ad urlare a suo figlio
i suoi terrori edipici
adesso è mansueto come un demonio sconfitto,
riflette filosoficamente
sull’abbandono
e sul momento di transizione
da catene di corpo
a libertà eterna,
se ne andrà agitando il suo bastone
pensando alla pornografia sottesa ai disegni del cielo
e alla compresenza di qualsiasi cosa dentro ad ogni individuo,
all’esplosione delle possibilità,
camminerà per i cieli
masticando radici di psiche
mormorando parole d’ amore
alla sua parte femminile
rincorrendo la propria unità
fino al regno di Toth
divaricando le gambe
scalciando
e svanendo finalmente
dietro al tendone polveroso della realtà

giovedì 1 ottobre 2015

Il Gazpacho

Il Gazpacho

Sto capendo troppe cose,
e di quello che ci sta dentro ad uno specchio, 
e di quello che ci sta al di fuori.

E seriamente, è giusto o meno
spiegarvi la poesia?

Intendo, sia filogeneticamente
che ontogeneticamente.

Mi martella poi l’idea
di non esser libero,
di non essere riuscito
a diventare libero,
continuerò a conservare i miei spazzolini.

È il caos questa testa.
Adesso, vi è anche
una nuova profezia.
Illuminato.
Illuminato.

Considerevole, è un frullatore
dove il gazpacho
si mescola
e milioni di idee
ne fanno parte,
il passato, il presente, il futuro,
il Professor Macchia.

E pensare che i figli saranno Robot,
un cactus nel deserto è di gran lunga migliore
di noi becchini d’uomini,
“Ma abbiamo il pensiero!” Disse Pascal.
Magra allucinante consolazione.

Ed intanto la luna s’allontana
la musica crescendo s’insozza
ma s’eleva pure.
E noi siamo nati su un rift,
una grande fica chiamata “anni ‘90”
dove le coscienze si separano
e i modelli triplicati di numero
danzano tentatori intorno.
Da lì si snocciola poi
l’anno 0,
schifoso vampiro
a forma di radiotelevisione.net

E andremmo in fiamme
poco prima o poco dopo la fine,
a seconda che sia
l’inflessione
o l’orgasmo l’obbiettivo.

È che ogni cosa vibra,
è che ogni lingua
ha i suoi peccatori e bestemmiatori.
Non volevo dire che non mi sento un cigno,
un corvo, una piccola finestra antica.

Forse come Walt Whitman
ce la farò a non sentirmi superiore
e ad annullarmi
in un non-me.

****
Questa musica si sta spandendo
come una micosi sulla cappella,
sono tutti sgonfi fantocci
quelli che, tra qualche anno,
infesteranno
università
piazze
e vanedde.
All’alba sarà sangue pestato
e scale di malinconia
come in un ventricolo.

Le pale del ventilatore in una cucina
non ancora ristrutturata,
in una coscienza
che era già prodromi
del mare di possibilità
in cui come un paguro
avrebbe vissuto.

Il caro vecchio Kevin Ayers.

Il caro vecchio Ralph Waldo Emerson.

****
Sento che il secolo s’avvampa in me
come un cobra,
sogni su sogni su sogni
e lo sfogo va espandendosi,
dal linguaggio deriva il pensiero
dal pensiero deriva il linguaggio
ed ecco, per la prima volta
la nostra mano
il pollice oppone alle dita
e una pietra è diventata
la punta di una lancia.

È l’anarchia degli impulsi
che in mente esplodono,
magari un giorno lo squalo
s’acquieterà nei suoi campi elettrici
e non dovremo più mordere.

Permettersi di profetizzare,
anche errori palesi,
permettersi d’incatenare
l’immaginazione
alla presunta esistenza della realtà,
permettersi di credere nel mondo dentro,
il mondo dentro,
il mondo dentro,
spaventoso Leviatano
agiografia di ricordi legati o slegati
mentre la sposa veste il bianco,
le spighe di grano,
un seno.

venerdì 25 settembre 2015

Mr. Fault e Il Padiglione della Perdizione

Mr. Fault e Il Padiglione della Perdizione

Dove tutto diventa fosforescente,
il padiglione della perdizione.
Difficile eppure naturale
pensare alle furie egotistiche di Chateubriand,
alle mie….

Ancora, in un cimitero
si sono annidati questi relitti alternativi,
la droga spaventa e rafforza
dirada ed imbrunisce
la complessità delle avversità del mondo,
uno strumento creato dall’uomo
per evadere se stesso.
Danzando diventiamo
paglie infuocate
davanti a faccioni psichedelici
che urlano “Luce!” da tutti i tentacoli
disposti su arazzi brillanti.

Poi rividi te
più raffazzonata e prevedibile
delle maschere
del teatro di Goldoni
che reciti
questa pantomima di personalità
ancora sospesa
tra la furia del conformismo
e l’altruismo dell’alternatività

Cercare il coma
il cobra
il baba adatto
per cosa?

Eh sì, mi sono lasciato influenzare
praticamente
da tutto

e lei piange
ed io quasi mai
so dire le parole giuste
perché la paura
che anche io riproduca il modello
senza che nessuno mi fermi
è forte
potrei definirla metafisica
in qualche modo,
e non è vero
che non me ne frega niente
dei fratelli
o delle madri
Mr. Fault
colpì
il manichino
nel recinto
più e più volte
col suo arco d’ebano nero
e frecce da visi
riccioluti, siciliani, floridi,
che invocano alla natura sorsi
e dalla natura pretendono
gloria e successo da maverick
quali siamo stati cresciuti e siamo diventati.
Odiosi, riottosi, grassi, indecenti,
eppure fino all’ultimo
col coltello tra i denti
l’ammaraggio felice e convinto
d’avere intimamente ragione.
Quindi, ognuno un templio
con i propri sacerdoti di porpora
e il sangue che scorre nelle coppe
e la variegatura d’oro sulle colonne
e l’arcadico incontro
con se stessi da giovani.

Il padiglione era questo ed altro.
Teste annidate tra alberi e vigne,
marijuana, becchini,
stronze,
tiepidi rintocchi
prologhi
di morte e memoria.


Devastante

Devastante.

Non so cosa pensare.
Devastante.

Il male non esiste
accadrà in fretta questa leopardata
lentezza di umori
e figure che si incastrano
nei vuoti dei cimiteri,
cespugli di bacche
ricolmi di gioventù
eppure tutto potrebbe già essere stato risolto.
Mucchio di foglie
lanciate dallo stregone
nel fiume Kunjaku

e vedere la fronte immensa
del Professore Sichera
che come un vecchio saggio
scandisce
tranquillità e fiducia,
io non sono ancora nato
non sono ancora cresciuto

e lei non sa come creare
non sa come liberarsi
dalle cose che vede
e quelle che non vede

sto splendendo.
Maledette le industrie
è con noi che il ciclo si chiude



L’Airone

L’Airone

Capito, scendo, la lingua
va da sé sempre da sé,
lucido pazzo isterico
uomo donna polimorfo

io non c’entro niente
ma è della mia taglia quella maglietta.

Impossibile capire un urlo,
la goccia che dalle labbra
ti scivolava.

Il male non esiste.
Il bene esiste.
La coscienza è maculata ombra
inutilizzabile
in questo sanguinaccio di corpo

L’airone parlò, tuonò:
“Sognando stai lentamente
tornando a quel luogo tenero
dove tutti eravamo una cosa sola.
Non hai bisogno del denaro
per quanto ne hai bisogno
non hai realmente bisogno
del denaro.
Fingi di morire
e procedi dritto.”

La pace si allontana,
che tortura.
Tortura e non capisco niente,
sono appena nato

Madreperla

Madreperla

Non ho risolto proprio niente.
Non ho risolto proprio niente.

E anche Marco se ne va,
spossato dalla noia.

Che cosa stiamo diventando?
Lo chiedo senza disgusto, lo chiedo
per ottenerne una logica risposta.

Non ti sopporto proprio,
essere indegno che non ha paura
di comparire e scomparire
mai del tutto

Labirinto di libri e labbra
e Stephen Crane che è naufragato

Non è maschile né femminile
la risposta…
Nella scatola tutto piangeva:
bottiglie rotte, calci, pugni,
grazie a Thomas sto capendo tante cose.

Non sarà madreperla
ma è viva
e adesso dorme