sabato 28 febbraio 2026

to on esti katholou malista pantōn

 

e nelle immagini sonorizzate

di una bimba del ’56

tutto il fluido della spazio

che è scorso.

 

Vorrei sempre accorgermi

di essere nel luogo,

nello scatolone infinito

a cadere verso alcuna direzione,

vorrei sempre accorgermi

delle logiche del luogo.

 

Mi è concesso dire ora, nel vacuo colon

di guaina grigia e luci

di cui per brevità

non dirò il colore – che comunque

si aggirava intorno al blu?

 

Che l’unico soggetto passibile di perdono

sono le cose, gli oggetti.

 

Un’impalcatura anche questa.

 

So solo che ho sognato

una festa di travi

e di tubi di ferro

in cui stavo bene.

 

E non sono sicuro che non vi serva saperlo.

 

Vivo con la certezza di vivere

in una struttura

che mi corrisponde,

sebbene parli una lingua

spesso incomprensibile,

e tu: so che avrai le mani tenere,

e che esisti e sarai esistita

solo e unicamente

nel reame dei miei occhi.

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