sabato 28 febbraio 2026

Drip drop

 

Drip drop

 

Drip drop.  E stanze al buio.

Face che trema. Altre immagini

da dizionario analogico, e posti

in fra mezzo, noi, trasversali. O forse,

solo io.

 

Quale linea mia appartiene che mi attraversa?

 

C’è da scrivere altro? Dico,

altro da questa esperienza,

almanacco mai fermo

di sensazioni-emozioni

che si credono collettive. E specchi,

che si infrangono non appena riflettono.

 

Vacillano i tuoi occhi acquosi

se si dichiarano a me, filtro della storia,

attraversato dal fascio della luce

che hai negli occhi

come un occhio antropomorfo.

Hai detto parole come martelli,

parlato della musica manouche,

sei tornata in un globo d’ombra,

mi hai offerto del mezcal,

hai detto cose, e a una tale velocità,

da confondermi: ti sei esposta.

 

Drip drop, onda in una goccia,

materia costernata dallo stillicidio

scavata in linee sempre più marcate,

questa roba qui, diciamola dolore…

mi passa tra le mani come una sfera,

non so neanche dirlo brutto. È, con tutte

le altre manifestazioni di un ordine infranto,

crollato, di un caos piatto, ortogonale,

e noi in fra mezzo, dentro, diagonali,

fessure, trincee, fori. E azioni, e mani

soprattutto, che scorrono

come pesci quadrati e duri

sull’asciutta scivola

di ogni scelta.

 

*

 

 

 

 

 


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