sabato 28 febbraio 2026

Su alcune parole di Henry James

 

La testa sulla mia,

ci separa un cuscino.

Giocare con le dita

mi ricordi mia madre,

nella tua solitudine

e so che è un paragone

spesso frainteso

 

Dici, morirò di tumore,

ho fame, ridi,

hai occhiaie

che non ti appesantiscono.

 

Bel sole. Bello anche l’asfalto.

Nuotano nel corpo

maledizioni inaspettate.

 

*

 

Cerco di farci attenzione.

 

Il peccato… caspita.

 

Cosa va capito in una poesia?

 

Erano giorni che volevo scriverne una

su quelle parole di Henry James

   un uomo come me

ma altro da me

che ha prodotto

un segno

che è giunto in qualche modo

fino a me –,

quando parla dell’errore

che l’artigiano afgano nasconde apposta

in ogni tappeto.

 

E su altre cose.

Su una donna di seta di Hayez,

su una scarpa New Balance,

su un sanpietrino,

sul brecciolino,

               su una trave di ferro

                              e su altri feticci

                              tutti insieme appassionatamente.

 

 

 

Parliamo di una scatola

dove si può mettere tutto,

basta che esprima, che suoni “bene.”

 

Basta che esprima…

 

Mi unisco agli alchimisti e penso questo:

che ancora ci sia un errore nell’universo-dio.

 

 

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