mercoledì 18 dicembre 2013

Anni da animale



Anni da animale

Anni da animale
io mai ho saputo
vederci oltre

Incredibilmente
si vive un’altra vita
e non si vive
la presente
ennè ci ricopre gli occhi
di nigeriane
perfette
e di mari occidentali
su spiagge vulcaniche limpide.

Ah io me ne andrò di certo
all’altro mondo
e nei cieli trovo risposte
ai seni gradevoli
dell’esistenza.

Oh il vetro è già esploso
in fondo siamo detriti
linee di basso sperimentali
indoeuropei al neon
sotto l’amore rosa
sotto le droghe leggere
sotto le eclissi

lunedì 16 dicembre 2013

Ghiaccio numero undici



Ghiaccio numero  undici

Ora anche lei se ne va
loro sono quelli che hanno
più parti di me stesso

Borghesia infame tu non c’eri
così vicina agli anni che passano

E tutta la strada è bianca
illuminatissima dal giorno
si cresce in pace si sta in pace
negli ossigeni
nei tuoi letti.

Nella prima mattonella di marmo



Nella prima mattonella di marmo

Ho pochi anni
e tu ti sei reincarnata
nell’ossigeno nell’azoto
Si respirano anime morte
fiori degenerati dal tempo
e così sia
Agitiamoci nelle ombre
a crepare di estasi
ad esitare nei ventri
a squarciare i buchi più tossici
e puri

Deriderò
e scordatemi
Mi si stanno gelando le gambe
e vi offro insomma quest’io

E poi non l’ha voluta
più
le donne sono tutte quasi uguali
e oddio il letto che vedrò
sarà la mente che si perde
ma non si può evitare il devasto

Vorrei fosse tutto più azzurro
è normale credersi
e sorridi in fretta
sei una spiaggia a Pit Caern
sei la perdita della coscienza
sei sei sei sei solo per te

Catania regala
offerte
di tumori sociali
e mal di schiena

Ogni anno
si sta a stento ,
a piantarci negli altri
le immagini di noi
prendono sempre la scena

Così il sole tramontava
sulla pelle esistenziale
che avevamo.
Io illuminato nei
corvi bianchi
della via degli altri
della mia.

sabato 14 dicembre 2013

Nel Temporale

Nella forma inconsistente
dell'anima gorgo
ho pensato di ritrovare i flussi
ho trovato solo i  miei incidenti

Colossale urlo
e poi siamo di nuovo di ferro
e nudi
e spastici.
Tutti in coma per di più,
nei viali non francesi
ricordo ti ho baciata come un animale
e insomma siamo schifezze di pietra, in pietra,
amucchiati così in fila al caos
così in fila all'alba marcia e perfetta.


E in fondo tu come elettroshock
come patetici sbocchi di vissuti
non vissuti
come il delirio il martirio nei centri sociali
il mattino catanese fu smog e tempesta di tristezze in angoli

Io d'altronde
Nuvola di Ghiaccio
essere infiamme
di Chilly Wave della meditazione
di Chilly della psicoanalisi senza forma

Poi ti ho vista camminare

sei la bellezza
sei la cosa che ci farà soffrire fino all'ultimo
E noi all'ultimo piano
di uno squallore reale
possiamo solo convinverci, fare sesso,
farci del male ancora,
vivere, esistere, degenerare,
insomma avremmo fretta un giorno
di sclerare di andarcene di andarcene
via nel vistoso temporale
nel commosso temporale

martedì 10 dicembre 2013

giugilugliugliugòiufiyiuboi



Siamo stati usati così tanto dagli anni oddio non ricordo neanche dove stavamo.
Mi accade spesso l’irrealtà, mi risolleva dall’ottimismo quel grigio torpore.
Io posso solo dare me stesso! Si può sperare che quest’anima giovane e fradicia si rispecchi?

D’altronde è il mestiere dell’esistenza così privilegiata
oserei dire così mesta.
No no anche se critico spesso chi mi sta intorno io vi giustifico tutti a priori,
sono forse io l’unico vero oggetto della costante critica psicologica veramente valida e senza senso
Sì perché in fondo siamo tutti esserini che non possono fare a meno di fare ciò che fanno, e non parlo
di apparenze, non parlo di quello che si vede fare, parlo del contatto più umido e dolce che c’è con la propria identità, parlo del riflettersi addosso, parlo dell’immergersi nel non-sense che in fondo abbiamo dentro da un’eternità dio santo.
È così deve essere così almeno per ora, la ricerca del tempo interno, la ricerca della stabilità fuori,
la vista delle prime nostre estati, la verità, la cazzo di verità!
Ognuno si sperimenta a piacere alcuni non si sperimentano essia!

Oh poi ci sono quelle volte che la bellezza della realtà è insopportabile, e incontenibile.
Che questa sovrapposizione di miti e immagini e fontanelle interne sulle cose fuori rende tutto
un simbolo plastico, un’anarchia concettuale, uno sfogarsi di psichedelici istinti che stanno tutti dentro la nostra anima primitiva e moderna, usata e vigile ad un tempo solo.
Insomma, parlo di certe inarcature di schiene femminili, di certi culi, di certe mosse patetiche e folli,
di certi sospiri, di certi sfioramenti di senso , di certe parole o sguardi, trascinano velocemente pezzi di qualcosa che è dentro da quando sono nato o da poco dopo, a volte nemmeno respiro.

Oh dai non dirmi che sono il solito arrivista di intelletto, il solito concettualista Nietzscheiano venuto dal 1913……
Io sono alla fine plasmato dalla e plastificato nella società, nella tisi della gente, nella malattia degli altri,
nella depressione delle cose, nello sfiorire della civiltà, nell’invecchiamento di vanità perfette e dee.
Così mi distruggo di sera, amo le cose scritte dagli uomini vecchi e passati, amo ritrovarmi nelle anime tristi che girano tra la luna e le schifezze autostradali.
Potrei piangere un secolo per colpa di tutte queste cazzate, potrei davvero suicidarmi a causa di tutto questo elementale e profondissimo scombussolamento dei cuori, e mi dispiace che anche io dopo tutto non amo quasi mai le cose reali.
 Oh è da quando abbiamo cominciato a credere di essere unici che la speranza si assottiglia e si accoltella da sola, oh è da quando è stato necessario separare i corpi degli altri dal nostro, la coscienza degli altri dalla nostra che in fondo soffriamo come randagi idioti, è dai tempi della presunzione di essere diversi che ci siamo auto-maledetti e strappati via da soli dalle conseguenze naturali dell’amore vuoto e inutile, della vita lunga e prolifera. In fin dei conti si vorrebbe per sempre drogarsi il cervello, annacquarsi di venti e di umori,
nuotare tra i fiori perfetti di donne e tra questa sensibile parvenza di esistere.

Di altri discreti momenti



Di altri discreti momenti

Ho la bellezza tra le mani
non avrò più amore forse
per chi esiste al momento.
E quanta compassione se ne sta andando
nelle miserie della città….
Mi sono sentito immensamente
forzato
e così il mio destino sarà altrove
sarà altrove.
Il tuo cuore era basso
e mi poteva anche bastare.

Bruceremo senza vergogna
nei riflessi delle praterie
dello spazio
Io separato da Voi
dalle luci fredde
nel gorgo di vita in fiamme
che si guarda e si attraversa
senza nemmeno pensarci su.

Così si ha paura innanzitutto
di non essere più indispensabili
e qualsiasi bugia diresti in fondo è verità
Mi appari più tremenda e svelta
del solito
tra lenzuola ubriache
di memorie fresche
di stretti mondi ideali
nell’inquietudine della tachicardia
tu indossi comunque quegli occhiali
stai al gioco come le ragazze australiane
che in fondo è anche giusto lasciarsi
e lasciarsi andare
così tremendamente trasparenti
da scomparire veramente.

Ecco che poi è inutile
anche sognare la notte
è inutile anche cercarsi
Nella furia nella furia
di lei
ritroverei bene
le ceneri blu
la musicale armonia perfetta
delle anime
e così talmente alta e cristallo
da sembrare in fin dei conti
l’ennesima orgia psichedelica
e dettagliata
che aiuti gli occhi e la pelle
a coprirsi di vetro
a infracidirsi in maniera lieta
discontinua
altruista direi.

Al buio me ne ritornerò
tra qualche brevissimo anno
Al buio soffice isterico
di colline che non mi appartengono.