sabato 28 febbraio 2026

Su alcune parole di Henry James

 

La testa sulla mia,

ci separa un cuscino.

Giocare con le dita

mi ricordi mia madre,

nella tua solitudine

e so che è un paragone

spesso frainteso

 

Dici, morirò di tumore,

ho fame, ridi,

hai occhiaie

che non ti appesantiscono.

 

Bel sole. Bello anche l’asfalto.

Nuotano nel corpo

maledizioni inaspettate.

 

*

 

Cerco di farci attenzione.

 

Il peccato… caspita.

 

Cosa va capito in una poesia?

 

Erano giorni che volevo scriverne una

su quelle parole di Henry James

   un uomo come me

ma altro da me

che ha prodotto

un segno

che è giunto in qualche modo

fino a me –,

quando parla dell’errore

che l’artigiano afgano nasconde apposta

in ogni tappeto.

 

E su altre cose.

Su una donna di seta di Hayez,

su una scarpa New Balance,

su un sanpietrino,

sul brecciolino,

               su una trave di ferro.

                              

 

Mi unisco agli alchimisti e penso questo:

che ancora ci sia un errore nell’universo-dio.

 

 

venerdì 23 gennaio 2026

Boschetto/Via carpene #1

 


Luna e fumo che filtra nel canopeum.

Ottobre passa su noi

ventoso e iracondo

e soffia su un piccolo

fuoco di bosco.

 

Era tutto in me?

 

Ho a volte pensato ai miei problemi

identici a quelli

del corpo più grande,

di tutti, del tutto,

e in ciò ho trovato sollievo.

Adesso strisciano

sotto le foglie

mostri a centinaia:

tocca guardarli,

dicono, per immagini,

che mi manchi,

che rimarrò solo

tutta la vita.

 

Ed era già successo,

la prima volta forse nel ’97.

 

Impietose quadrature,

e altre mille domande.

 

Viene ancora la notte,

l’amico ci trova tra gli alberi

a rimuginare.

E allora cerca la legna

ma sa che nessuna parola

collima con l’esperienza.

 

L’adulto si fa forza.

Per chi?

 

Capiterà di ritrovare il tuo odore

in uno scrigno d’aria,

quell’odore di festa

e paglia, e acre.

 

Per adesso orsù rompiamo,

rompiamo la cara membrana

ormai così usitata,

così dispersa in ogni ricordo.

sabato 17 gennaio 2026

(G – nel forse)

 

(G – nel forse)

 

Aver rincorso,

essere incappato,

fiumi di parole

tentando di restituire

lo sconvolgimento

di fronte al mutare

delle cose.

 

Ho potato, sì,

ma mai sradicato.

 

 

Era il nostro nascondiglio

la tua spalla, la tua ascella. 

 

Chissà…

Chissà…

 

Quelle tue guance

o il tuo viso di luna

che dormiva.

 

Dormivi sempre felice.

 

Ora sei nel mio petto

svuotata dal dolore

e per questo ti vorrei.

 

Ci siamo snodati,

 membrane contorte

cercando di afferrare

il sogno,

 

intanto sospesi

in mare indecifrabile

a sbattere contro gli eventi

a influenzarli

e dipingevamo nelle cose

la cosa

di cui si parla di continuo,

l’unico vero tema

dietro ogni discorso.

 

*

 

Acclamiamo l’orda,

che arriverà

e usando il nostro corpo

travolgerà tutto

 te compresa.

 

Monolito: sei contento

ora che sei posto

in mezzo al fiume

e fai fatica a spostarti

ma devi?

Bada: sarai sgretolato

comunque.

 

Matto androne di ricordi

che percorro

sovrapposto

all’androne della vita…

                                                                                                                                                     

...ho davvero perso il suo calore

dicembrino, che ci ha uniti

  per tanti anni?

Oso pensare che anche tu

mi stai pensando,

e sono ancora

con la testa sulla spalla tua,

in quel calore

così terribile a perdersi,

così antico