sabato 17 gennaio 2026

(G – aspetta un attimo)

 

(G – aspetta un attimo)

 

È giunto il crepuscolo

dei nostri anni insieme?

 

Meglio del meriggio

è chiaro il sole al crepuscolo.

 

Non avrò paura della notte

e del nuovo giorno

che seguirà.

 

Ho paura.

 

Aspettami… aspettami

nell’oltretomba del domani,

o cane troppo cane

per la mia caninità,

o vulcano di frecce.

Aspettami

senza aspettarmi,

senza rinunciare

al fato, alla forma

che ha avuto abbrivio

quando eri seme.

 

Un giorno non ci importerà

di queste separazioni fittizie:

tutto è ancora interno.

 

Ti voglio bene. 

 

(G se n'è andata)

 

Crollata finalmente quella casa

che si ostinava a rimanere integra.

All’orizzonte, un mondo

senza fiori. So che è ancora bellissimo,

di nascosto, che lo sarà

quando il cuore – che nella casa

sta come un camino spento

e spietato

e iroso

e grigio –

sarà di nuovo acceso.

 

Adesso il bosco è mosso dal vento

in scorribande di foglie

e ciclamini.

 

Le cose sono immensamente sole,

immensamente consapevoli

di esserlo,

le cose non si piangono addosso,

la loro intenzione ferma non vacilla.

Stanno mute come chi

non deve più comprendere.

E quel silenzio, che stilla dalla terra,

è parte di te.

Una parte che non invoca pietà

che pietà non ha alcuna

e ha ucciso ogni speranza.

Infatti non c’è sole

in quegl’antri

ma solo l’immenso silenzio

che ha seguito lo strappo

della membrana che ci legava.

 

Vorrei recuperare da un orizzonte

in bianco e nero

in un tuffo

quella cosa

che è anche in me

e che si è saputa disperdere.

 

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