(G – nel forse)
Aver rincorso,
essere incappato,
fiumi di parole
tentando di restituire
lo sconvolgimento
di fronte al mutare
delle cose.
Ho potato, sì,
ma mai sradicato.
Era il nostro nascondiglio
la tua spalla, la tua ascella.
Chissà…
Chissà…
Quelle tue guance
o il tuo viso di luna
che dormiva.
Dormivi sempre felice.
Ora sei nel mio petto
svuotata dal dolore
e per questo ti vorrei.
Ci siamo snodati,
membrane contorte
cercando di afferrare
il sogno,
intanto sospesi
in mare indecifrabile
a sbattere contro gli eventi
a influenzarli
e dipingevamo nelle cose
la cosa
di cui si parla di continuo,
l’unico vero tema
dietro ogni discorso.
*
Acclamiamo l’orda,
che arriverà
e usando il nostro corpo
travolgerà tutto
te compresa.
Monolito: sei contento
ora che sei posto
in mezzo al fiume
e fai fatica a spostarti
ma devi?
Bada: sarai sgretolato
comunque.
Matto androne di ricordi
che percorro
sovrapposto
all’androne della vita…
...ho davvero perso il suo calore
dicembrino, che ci ha uniti
per tanti anni?
Oso pensare che anche tu
mi stai pensando,
e sono ancora
con la testa sulla spalla tua,
in quel calore
così terribile a perdersi,
così antico