giovedì 30 aprile 2026

Memory card


Va restringendosi l’orizzonte dei possibili:

si è rotta la memory card, sì, o si è persa,

con tutte le partite dentro

e non potremo ricaricarle.

Il mondo è nuovamente nuovo,

pericoloso,

affascinante, mortale

e incomprensibile

e noi andiamo avanti nel videogioco

spaventati

e senza disinvoltura alcuna.

 

C’è, in questa scena,

un uomo sorvolato da gabbiani

su un cozzo di nero scoglio,

ed è minuscolo,

e tutto il dolore gli serve

per rincorrere nuovi desideri,

incasinare il già bordello

dell’universo

e non comprendere

la direzione delle ginocchia,

il volo di quei santi affusolati

e di piume,

la loro fiducia nella corrente

del vento,

il loro sguardo, solo e soltanto

nel presente.

Il deserto pt.6


Ora, abradersi.

Già non ti sopporto più, deserto.

Già mi pento e cerco

nel calore, nel tropico

malato del tuo unico colore

il caldo di una pelle fresca,

il fresco di una mano sudata.

 

Ogni esser soli è un impero senza fine.

 

Ti si dice che terminerà

ma non riesci più a stare

nella stanza più tua

dove sei cresciuto tutto

il tempo.

 

Ora assolata e abbandonata

mi doni uno scrigno

pieno di inesistenze

e non sono assolutamente

pronto.

 

**

 

Buongiorno vuoto

 

Buongiorno vuoto,

due fratelli figli di seni soli

si chiedono che senso abbia

la mattina, vogliono tuffarsi.

Li sovrasta circonda e uccide

un sole spappolato

nell’erba di campagna,

un anelito azzurro.

Mente al giorno

 

Mente al giorno.

                                                                                         Desidero e non conosco. 

Ora luminosa e migliore,

tersa stoviglia su chiodi di sole.

 

Considera, marinaio del mattino,

le vite passate, il sogno,

l’energumeno di esperienze

che ti picchia a sangue

con la sua imprevista letizia,

e soprattutto,

il cubo incomprensibile.

 

Ora luminosa e migliore

accogli muta

i suoni del mio ventre

e non sei che un cielo

mattutino.

 

Basta:

la reazione, il moto

a spirale delle cose

(io cosa tra le cose)

è tale. E con questo

mattino a spirale, nel suo soffio

al calduccio, chiudo.

 

 

 

mercoledì 22 aprile 2026

Il deserto, quinta

Lacrima, ciao. Ti sei subito

disfatta nel deserto,

sei caduta involontaria

dalla sclera che ho marrone

per un amore che manco è nato.

Torna nel deserto, su.

 

È stato bello fermarsi questo mese.

Sei stata il miraggio di un’oasi

in mezzo a insopportabile

assenza di contatto

e ho creduto di potermi assopire

nelle tue mani grandi.

Infatti, grazie. 

Per avermi dato ascolto,

per avermi messo al corrente

che da bambina

davi foglie

alla ciotola di un povero cane

e sedevi su un masso

di fronte a lui  

a raccontargli storie.

E per quel neo

che hai sotto l’occhio destro.

 

Ora è tempo di ripartire.

C’è solo viaggio ansioso e scombinato e arsura.

 

Tanto siamo tutti

in questo spazio mostruoso e moribondo

ammassati ma da soli,

vuoti d’intimità con ghigni malvagi.

 

Ed è insopportabile il sole.

Doveva darci la vita

e invece

ci massacra la pelle, 

e sotto alla pelle

c’è il rimprovero continuo

di un sangue

che non perdoniamo.

 

Un passo, un altro passo,

illuditi che la luce di domani

ti mostrerà una bugia più stabile,

vomita l’ultimo sale e acqua

ma ti prego, ti scongiuro,

piccolo ramarro inespresso nelle dune,

trova in te e solo in te

l’abbraccio caldo che cerchi,

e poi, ti giuro, ti do il permesso,

potrai scomparire per sempre

e per sempre diffonderti nel vento.