Muro, ti dicevo, questo sono io,
lacrima sparsa in burrone,
e tu traslucido non hai risposto.
Non voglio più inventare,
e solo, concentrarmi
sui tuoi occhi grigiogialli,
e sembrarti un sasso.
Ascolta l’ostacolo che sembra
(e poi, svanire d’antrace)
Dove
ricordiamo?
Dove
sembriamo?
Ho voglia, ma propria tanta, di starti nella mano,
d’esser pietra
(e osare scorrere, osare sedersi per sedersi)
Oppure avere negli occhi un’altra caccia,
un altro occhio da guardare ossessi,
le zampe a scorticare il terreno, le zolle.
Non azzardarti mai più ad asserire,
non indebolirti nel bel canto,
ricorda, ricorda
il modo audace di finire una poesia,
superbia, sospiro, fuga,
ma sempre turbarsi
nel vivo taglio
di punto.