domenica 15 marzo 2026

Dodici marzo ‘26


Muro, ti dicevo, questo sono io,

lacrima sparsa in burrone,

e tu traslucido non hai risposto.

 

  Non voglio più inventare,

                                         e solo, concentrarmi

                                                                        sui tuoi occhi grigiogialli,

                                                                                                                                                                                                                                                         e sembrarti un sasso.


Ascolta l’ostacolo che sembra

(e poi, svanire d’antrace)

 

 

Dove

ricordiamo?

 

                             

 

Dove

sembriamo?

 

 

Ho voglia, ma propria tanta, di starti nella mano,

d’esser pietra

 

                           (e osare scorrere, osare sedersi per sedersi)

 

 

Oppure avere negli occhi un’altra caccia,

un altro occhio da guardare ossessi,

le zampe a scorticare il terreno, le zolle.

 

 

Non azzardarti mai più ad asserire,

non indebolirti nel bel canto,

ricorda, ricorda

il modo audace di finire una poesia,

superbia, sospiro, fuga,

ma sempre turbarsi

nel vivo taglio

di punto.

 

Rami saremo di polvere

 


Tavolino intarsiato

con sopra tabacco

e un bicchiere.

 

E poi, gocciolina,

fai che cadere

e il vuoto avrà per te

sapore

Qui si rimane soggetti

                              concreti

                              a provare a rilassare i muscoli,

                              a sorridere,

                                                                                                                                        e nessuno temo possa dire

di aver capito cosa siano

davvero gli altri,

se siano.

 

Rami saremo di polvere

domenica 1 marzo 2026

Brutto periodo (1)


 

Mentire, l’abbiamo fatto tutti,

e mentre la mano

compulsava

le cose che si offrivano

e il fenomeno splendeva,

completo e incompleto.

 

Cosa scriverà la mano

non ne è mai certa.

 

è mentire se non sai di farlo?

 

In questa estate moribonda

non smetto di avere freddo:  

ti porto la ferita,

padre/madre invisibile

che forse mi hai amato.

 

Così poi posso immaginarmi felice

in spazi isolati

in compagnia di soli oggetti.

 

 

Il loro silenzio…

 

 

…chissà perché

mi sembra assurdo esser stato

quel bambino

che intitolò un suo primo disegno

con la semplice parola “verde.”

sabato 28 febbraio 2026

Morto sgozzato il piccolino 2

 

 

…. morto, anche stamattina,

sgozzato, il piccolino,

esanimi, magenta le gambe.

 

E il bello è che è morto

in un imprecisato

angolo del dasein

che era forse

un ossicino del polso,

o in un’altra sezione

del corpo-parola.

Albergo di specchi

che riflettono

i bagliori iracondi

del sempre dolore,

così ben spalmato

da sembrare pelle,

normale, serena.

 

Voleva, quell’essere minuscolo,

parlare ancora una volta del sole,

delle possibilità,

del fatto che la morte è un pensiero utile,

forse l’unico.

Luna taurina e piena

 

Luna taurina e piena

o via Ronzini pt.3

 

Luna taurina, e piena, sorta

in un novembre di male lingue,

artigliata da rami in cui si incastra. Illumina, avanti.

La tua luce è soave, cremosa di chi

ha rinunciato ad ardere

per ardere del sole

e animare i mari.

 

E infatti ti scotenna

in coperte di luce rossa

un falò di entropia

di legna che brucia.

Che cosa esigi,

o punto tremendamente bianco

in cielo blu?

Le paure profonde, le simbiosi

dei mari che contengo,

il pensiero di lei da sola

nella sua stanza di gatti, di scaccia sogni

e locandine.

 

Forse sì.

 

Ma ci hai spinto a fare

il nostro lavoro:

squadernare.