lunedì 16 settembre 2013

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Nel riverbero
il mio cuore
non è mai esistito
il suono non c’è mai stato
è il controllo
è solo il controllo

Ameremo per tutta la vita
senza che niente esista
il metallo che è così caro
annoia e ricopre con calma
ossimoro e santità
e la viltà delle scelte che facciamo per viltà

non sto bene con non sto bene senza

ora i calmanti mi ricoprivano
di notti
e i vasi sanguigni spengono
l’interruttore della sicurezza
almeno sapessi trovarmi
almeno sapessi trovarmi
ogni anno la stessa
fogliolina
che non ricresce
la stessa vendetta di noi

no non era affatto
un posto tranquillo
ma dentro il freddo
provo brividi
simili alle emozioni

I polmoni colpevoli
di ferro e cazzate
cadono lentamente
nei dintorni
mascherati da arcobaleni
e non so che rincorrere
le dedicherò talmente tante cose….

Ogni catastrofe
si ride tranquilli e innocui
mentre scompariamo
mal vestiti
nell’oceano rossiccio

Altrimenti
non esiste
che la tranquillità
del non esistere
Prima o poi
mi libererò di me
e di tutte le armi
che ho dentro

ma non sai neanche immaginarti
quanti fiori violenti e teneri
avevano gli occhi immensi
come la paura
e quasi alla fine
schiudevano  l’ambivalenza
di tenersi

mostra il liquido incompleto
dei morti
chè il futuro non sembra neanche
la fame che ho
domani avrò altro da mischiare con altro.

Il cielo è più nero
delle curve che hai nella mia testa
è tutto una colpa
estrema
ma io? (ora non so…)

 conto le volte
in cui appassiamo
e non mi ricordo esattamente
come andavano le cose

sì…. sì… si sta prendendo
tutto
a cominciare dalla schiena
si accartoccia via
la lamiera
delle mie circostanze
io vedo il buio
e così sia
ma anche qui scomparire
senza fretta
e torneremo a calmarci
di anime e di stanchezza
e di velocità di noi stessi

Così a pezzi….

lunedì 9 settembre 2013

00:27 non era proprio il caso.

Oh non è facile non è facile per niente
non dormire,  dai sei la tenerezza fatta persona
mi ferirai ovunque.
Accanto a me c'è qualche
tremenda esplosione che mi congelerà di certo.

Triste deficienza mentale di chi vuole vivere
e amare senza sapere come.

Ci nasconderemo a lungo, vedrai,
ci nasconderemo così a lungo
da dimenticare il tempo
e lo scorrere del sole
sulle felicità fallite e svuotate di senso.
Cambierai in peggio e io pure.

I boschi prendono fuoco uno alla volta,
con calma,
con dolcezza.
Adoreremo la cenere della corteccia
che poi è il nostro scopo.
Così i fantasmi si addentrano in noi
e l'oscurità ci ubriaca la pelle
e non vediamo più nulla di nulla di nulla.

giovedì 5 settembre 2013

Mattino.



Mattino.

 Le ossa si stanno spaccano
a vicenda
sembrano amori.
Ho la linfa nera.
Distrutto,
il bene
dell’ossigeno
si fa vedere.

Ieri notte ho sentito la voce
del cervello del mio cervello,
siamo apposto.

giovedì 29 agosto 2013

Il mio suono di oggi.



Il mio suono di oggi.

I vuoti si nutrono
i vuoti si nutrono
per svuotarsi.
Lucentezze non esistono qui scheletri,
il mio corpo si infrange sul mio corpo
 vi odio tutti.
Maledico di me
il viso di certo
e il nome,
e il non avermi mai in testa
e anche il fatto che sto perdendo le immagini di realtà
e anche che frequento persone.
Dicotomie
si detestano e poi ci infracidisce
la pazzia
e poi
non si soffoca mai veramente
è questo il brutto.
Melanconie
di neri
si mescolano
a una pelle odiosa di squame
e petali e funghi,
ci spingeranno verso l’alto per diffondersi meglio,
che schifo che mi fanno
gli specchi.
Ma siamo acquatiche sfingi
in preda al male di esistere finto,
non abbiamo null’altro che determinate
spinte nel cervello a non stare bene
mai bene
mai bene. Quindi si direbbe che stiamo più che bene.

Oh oh,
lo stato mi fa più che vomitare,
mi fa crescere male più di quanto non lo sia già.
Vedo fiori che si mangiano da soli,
spighe che si autoattorcigliano su steli o monoliti di calce,
e poi ci si ubriaca per vederci meglio,
ci si stende da soli su se stessi perché non c’è in realtà nessuno.
Dov’è finito il cervello?                 Tanto lo odio,
tanto odio il pensiero,
tanto però mi rende caratterizzato e infame.
L’ironia ci spiega eroine di rivoluzioni sillabate male,
l’ironia ci sorregge mentre prendiamo per il culo l’esistenza
e ci divertiamo a trattarci da posaceneri.
Miracolosamente lei ha sboccato
tutta la follia
su una distesa di verde glaciale,
mi fa orrore aiutarla perché in fondo io vi detesto.

lunedì 26 agosto 2013

Sviluppo



Sviluppo.

Fermami l’immaginazione
ma in realtà lei è l’unica cosa che mi rende reale
Non avrei mai voluto pesci annichiliti
con pinne grigie,
non li volete nemmeno voi
ma la vita vi rende adatti alla merda.
Sei hai coscienza
di certo il cinismo.

Io amo tutta questa psichedelia
di disconoscenza,
me ne rendo conto a brevi respiri.
Ma.

Devo partire.
L’amore
mi complicherà i traumi
e i traumi stessi
hanno capelli sempre diversi
e così
mattoni e argilla
e ciglia
si confondono
nei vortici dell’odio
o amore traslatosi e inmarcitosi

Lei non ha fatto altro
che essere creata da me
come una maledizione
o come una scusa
per essere maledetto,
in realtà non esiste così.
Si dondola in meandri
Viola,
regina di inevitabili tragedie
di sociopatia
e ruoli scaduti.
Insensibilità al limite
si rosicchia la mia freschezza,
germina su di me il male
e quindi che ve ne fotte.
Meraviglia di sesso idiota
e mi è rimasto incompiuto
il senso di odio
e di vergogna
e di veleno.
Atroce si partiva
dal regno della muffa
verso una borghesia part-time
accompagnata ovunque
da vegetali e cattolici fanatici
il viaggio era abbandonarsi alla libertà
e al vicinato molesto che è il mondo,
e ritornare qualche volta più bambino
e riflettere.
Poi ovviamente
non c’erano che tremori
seguiti da dita,
seguiti da non sguardi.
Il divano un giorno ci avrebbe assorbito
nel blu cotone. I tuoi occhi si rivelarono tremendamente
vuoti e superficiali,
vorrei averti fatto del male
e non averti assunto nel cervello
come insieme di banali pixel che odio e sogno.

Infatti,
l’immaginazione
percuote il senso
e lo colora a tal punto
che vedi solo lo squillo imperterrito
della luce diversa,
e ti si squilibrano le lame e le squame che hai dentro
mentre nella commedia
ci si macella in continuazione
contro le punte immense dei rapporti.
Ovviamente i gelsomini fuori
non pretendevano nulla.
Così la vera realtà di neri
scompare,
non si vive se non un contrasto.
Rendendo folle l’universo
si scopre la perfezione
inesistente masso più che ultravioletto
e ci si può liberare per qualche tempo
della pelle metallo
e della ruggine,
ogni male si scopre nudità perversa.

domenica 25 agosto 2013

Oh!



Oh!

Stiamo solo aspettando
di svolgerci
stiamo solo aspettando
di poterci urlare addosso
davvero.

Me.

Mi ritrovo
a non ritrovarci il senso
e mi affido ai suoni
molte volte
dentro magari
oscura visione
e miserie colorate
e poi
similbenessere.
Niente corrisponde
e
non ci voglio credere
I vostri polmoni telecomandati
li odio
sorrisi così untuosamente lunghi
da sembrare albe marcie o persone morte.