Giornata di scorpione e cancro,
di me che insisto
per mostrarvi la casa gialla,
l’uranio impoverito del passato.
Ti ho vista sistemare
una saliera, una pepiera,
un’oliera,
metterle tutte nella loro
mensola
nel bozzolo polveroso del box
in mezzo a un delirio
di detriti, fogli marci,
valigie sfondate
e calce,
ti ho vista sanguinare su un vetro tagliato,
ignorare i miei pallidi avvertimenti
– volevo in realtà seguirti fino a dove
saresti andata ( per scoprire cosa?),
provare tutte le chiavi sbagliate,
illudermi.
E poi vi ho guardate da lontano,
intraviste dalle foglie di una palma
che conosco troppo bene…
non capisco cosa ci ha portato qui,
quale curiosità,
quale urgenza di vedere
la putrefazione essudare il bello
di risolvere alla cieca
l’inquieto meccanismo dell’infanzia.
E in cantina Vittoria ha trovato
uno specchio
lì in silenzio dall’86. Sento di fargli
violenza a portarlo via,
a sradicarlo,
la stessa violenza che ho addosso.
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