lunedì 18 maggio 2026

Lo schieramento pt.3

 o anche “Il flipper”


Lo schieramento degli ostacoli

nel flipper, e noi sfere metalliche

rimbalziamo sugli oggetti schierati,

perdiamo migliaia di euro in caparre versate

per case che poi non compriamo,

cambiamo città, rompiamo amori,

torniamo a vivere con nostro fratello

e ascoltiamo compulsivamente

varie canzoni

tra cui “Luna” degli Smashing Pumpkins

per darci un attimo di stasi.

Ma solo un attimo: tutto si sbriga a succedere

e a incalzare.

Un attimo di stasi, sì, che può durare

anche settimane, anche un anno,

quasi fosse terminato il rimbalzo,

l’urto cessato.

E invece è accelerazione pura,

ma vissuta accanto a stralci

di tempo-spazio che corrono

alla stessa velocità.

 

Non dirci, non dirci mai

il perché dello schieramento,

mai svelaci come funziona

il flipper, ma solo,

continua a informarci di notizie a pezzi,

facci sentire l’odore di fiori nei suoi pantaloni,

sognare gli amici se hanno bisogno

e sempre, sempre

sincronizzaci – non dico preparaci –

al tempo delle corrispondenze.

 

 

Esercizio spirituale con fiamme

 Seduto dentro al cuore

nella bella luce grigia

della cantoria.

 

Solo quand’è cieco uno sa:  

 

a te che ti ha indurito

un brutto amore

ma resti un uomo dolce

e sai commuoverti ancora

con i vecchi cartoni animati,

fiamme negli occhi;

 

a te che ci hai subito quando eravamo piccoli, 

che vivi fuori da molti anni 

e hai sempre un’allegria in tasca,

fiamme nei polsi;

 

a te che ti sei rintanata

nella candeggina

ma non vedi l’ora ancora

di parlare e di scambiare

mente – a te che mi hai partorito –

una fiamma che spacchi la pietra

che hai sul ventre;

 

a te, che vai ingobbendoti

ti ostini a farti la barba

interrompi di continuo

e sai sembrare ancora

fiducioso di te stesso,

una fiamma che allenti

nelle spalle la tensione.

 

A voi due, invece, questo:

a te che mi sei stata così tanto

accanto nel letto,

una fiamma dentro,

sul tuo organo di fuoco depresso:

che ti possa ancora accendere l’amore

e che tu possa restare in molti angoli di me.

 

E a te, che vacilli e danzi vicina e lontana

e non hai capito il coraggio,

una fiamma che sciolga la perla gelida

che conduce al seno che hai

e allo sterno. Perché solo l’aurea

hai fredda: dentro c’è vita e calore.

Quando se non ora tra le fiamme agire

 


Solo ora ha senso darsi e dartisi,

foss’anche con tutta la violenza della paura.

 

E dirti- senza se e ma – ciò che sento,

sapertelo dire.

 

Fai tesoro, poi voltati al possibile

verso un possibile diverso,

comunque… è stato.

 

Passerà. Scenderà, e poi, magari, 

verrà di nuovo. 

 

 

Compleanno severo


Volge al termine il mio giorno.

 

Socchiudo.

E il mare e uno scoglio-isola

bianco di risacca.

 

Avalokiteśvara: vorrei il potere

di svuotarmi

e stare con gli altri,

la forza di soffrire insieme a tutti.

 

Infatti, socchiudo.

 

E rifluire, rifluire alga

tra le onde.

 

La verità però è che quello scoglio

lo illuminavano di giallo

i lampioni, lo circondava la schiuma

e dietro… c’era proprio il nulla. Tremendo buio,

niente, santo niente privo di luce.

 

Chiede ringhiando di esistere senza linguaggio,

di guardare e non sapere cosa dire,

non sapere più dire e distinguere.

 

Questo, il terrore: di disancorarsi,

di finalmente precipitare

a capofitto

in quell’oltre

di marenulla

e stelle.