…. morto, anche stamattina,
sgozzato, il piccolino,
esanimi, magenta le gambe.
E il bello è che è morto
in un imprecisato
angolo del dasein
che era forse
un ossicino del polso,
o in un’altra sezione
del corpo-parola.
Albergo di specchi
che riflettono
i bagliori iracondi
del sempre dolore,
così ben spalmato
da sembrare pelle,
normale, serena.
Voleva, quell’essere minuscolo,
parlare ancora una volta del sole,
delle possibilità,
del fatto che la morte è un pensiero utile,
forse l’unico.