Piccolo ramarro vieni. Manca il sole,
nell’occhio dove volevi
fosse riflesso.
Sangue fermo, vieni
nel luogo caldo
che è in te
e non sai spesso ritrovare.
I sassi del passato.
Nessuno ti vedeva.
Nessuno ti dava calore.
Piccolo ramarro, fuggi l’ombra,
muovi il sangue.
Tutto sarà
muretto e prato,
e non sarai preso
dalle mani dei bambini
o dai cani.
Quella tana
che avevi in te
che ritrovavi
guardando il cielo
dietro una mimosa,
non crederla crollata
(il tempo delle corrispondenze).
Ci sarà ancora caldo e sfida.
Ricorda: il sole non è inutile.
Ti è utile
ed è sempre in te
al centro del petto,
quando il sangue
sarà pigro e pesante
e tutto ti sembrerà
vomito e diarrea.
Tra le lenzuola delle squame
cerca ancora
un cuscino in faccia,
non hai colpa se vuoi star nascosto,
placenta nella placenta,
a ricordare.