giovedì 30 aprile 2026

Piccolo ramarro

Piccolo ramarro vieni. Manca il sole,

nell’occhio dove volevi

fosse riflesso.

 

Sangue fermo, vieni

nel luogo caldo

che è in te

e non sai spesso ritrovare.

 

I sassi del passato.

Nessuno ti vedeva.

Nessuno ti dava calore.

 

Piccolo ramarro, fuggi l’ombra,

muovi il sangue.

 

Tutto sarà

muretto e prato,

 

e non sarai preso

dalle mani dei bambini

o dai cani.

 

Quella tana

che avevi in te

che ritrovavi

guardando il cielo

 dietro una mimosa,

non crederla crollata

 

                                                                                                                                     (il tempo delle corrispondenze).

 

Ci sarà ancora caldo e sfida.

 

Ricorda: il sole non è inutile.

 

Ti è utile

ed è sempre in te

al centro del petto,

quando il sangue

sarà pigro e pesante

e tutto ti sembrerà

vomito e diarrea.

 

Tra le lenzuola delle squame

cerca ancora

un cuscino in faccia,

non hai colpa se vuoi star nascosto,

placenta nella placenta,

a ricordare.

 

 

Teatro coppola


 

 

Come nasce di pelo e di bestia

l’amore.

 

Ora ti sembra impossibile,

ti sembra di istanti di agonie,

sorprese.

 

Reame del fuoco

che vuol sol bruciarsi

ma reciterà il sempre.

 

Ed è odore la vista

del tuo profilo;

scoprire che porti gli occhiali,

e altre cose che non rimarranno.

(G - in un ricordo)

Fantasma di dread e occhi groenlandesi,

di guance stupende e sole in sagittario,

sei andata dove non esiste dialogo

e ora sono ombra a definirmi

sulla tua distanza.

 

Come ci si sentiva a danzare,

a ronzare,

rasi al suolo

in cerca del calore

di una pancia?

 

Ad avere come unico obiettivo

il contatto?

 

Spero che i nostri capelli bianchi

non ne avranno memoria.