domenica 12 aprile 2026

Notte che sa di Hende

Notte che sa di Hende,

di deserti di luce

biancastra siderale

e di fortunadraghi,

 

noi siamo gli orizzonti

perlacei e violetti

stesi in bande colorate

su un tutto di risacca

e di pioggia.

 

È pallido e gioioso

il caro quadrato

del cielo, e sento

di star diventando

una coperta, un pile.

 

**

Ricordo il giorno che mia madre

cucì una sciarpa bianca e azzurra

ed io e te partimmo per Torino

e stavamo per perdere il volo

e sull’aereo avevo paura  

di prenderti la mano.

 

Ricordo il tuo volto villoso,

la tua gioia di superficie,

il tuoi capelli foresta,

e so ciò che non sembra:

ciò che più terrifica: il tempo.

La mente

che mette in linea il mucchio. Le rughe.

Il tempo.

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