Notte che sa di Hende,
di deserti di luce
biancastra siderale
e di fortunadraghi,
noi siamo gli orizzonti
perlacei e violetti
stesi in bande colorate
su un tutto di risacca
e di pioggia.
È pallido e gioioso
il caro quadrato
del cielo, e sento
di star diventando
una coperta, un pile.
**
Ricordo il giorno che mia madre
cucì una sciarpa bianca e azzurra
ed io e te partimmo per Torino
e stavamo per perdere il volo
e sull’aereo avevo paura
di prenderti la mano.
Ricordo il tuo volto villoso,
la tua gioia di superficie,
il tuoi capelli foresta,
e so ciò che non sembra:
ciò che più terrifica: il tempo.
La mente
che mette in linea il mucchio. Le rughe.
Il tempo.
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