mercoledì 22 aprile 2026

Il deserto, quinta

Lacrima, ciao. Ti sei subito

disfatta nel deserto,

sei caduta involontaria

dalla sclera che ho marrone

per un amore che manco è nato.

Torna nel deserto, su.

 

È stato bello fermarsi questo mese.

Sei stata il miraggio di un’oasi

in mezzo a insopportabile

assenza di contatto

e ho creduto di potermi assopire

nelle tue mani grandi.

Infatti, grazie. 

Per avermi dato ascolto,

per avermi messo al corrente

che da bambina

davi foglie

alla ciotola di un povero cane

e sedevi su un masso

di fronte a lui  

a raccontargli storie.

E per quel neo

che hai sotto l’occhio destro.

 

Ora è tempo di ripartire.

C’è solo viaggio ansioso e scombinato e arsura.

 

Tanto siamo tutti

in questo spazio mostruoso e moribondo

ammassati ma da soli,

vuoti d’intimità con ghigni malvagi.

 

Ed è insopportabile il sole.

Doveva darci la vita

e invece

ci massacra la pelle, 

e sotto alla pelle

c’è il rimprovero continuo

di un sangue

che non perdoniamo.

 

Un passo, un altro passo,

illuditi che la luce di domani

ti mostrerà una bugia più stabile,

vomita l’ultimo sale e acqua

ma ti prego, ti scongiuro,

piccolo ramarro inespresso nelle dune,

trova in te e solo in te

l’abbraccio caldo che cerchi,

e poi, ti giuro, ti do il permesso,

potrai scomparire per sempre

e per sempre diffonderti nel vento.

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