Lacrima, ciao. Ti sei subito
disfatta nel deserto,
sei caduta involontaria
dalla sclera che ho marrone
per un amore che manco è nato.
Torna nel deserto, su.
È stato bello fermarsi questo mese.
Sei stata il miraggio di un’oasi
in mezzo a insopportabile
assenza di contatto
e ho creduto di potermi assopire
nelle tue mani grandi.
Infatti, grazie.
Per avermi dato ascolto,
per avermi messo al corrente
che da bambina
davi foglie
alla ciotola di un povero cane
e sedevi su un masso
di fronte a lui
a raccontargli storie.
E per quel neo
che hai sotto l’occhio destro.
Ora è tempo di ripartire.
C’è solo viaggio ansioso e scombinato e arsura.
Tanto siamo tutti
in questo spazio mostruoso e moribondo
ammassati ma da soli,
vuoti d’intimità con ghigni malvagi.
Ed è insopportabile il sole.
Doveva darci la vita
e invece
ci massacra la pelle,
e sotto alla pelle
c’è il rimprovero continuo
di un sangue
che non perdoniamo.
Un passo, un altro passo,
illuditi che la luce di domani
ti mostrerà una bugia più stabile,
vomita l’ultimo sale e acqua
ma ti prego, ti scongiuro,
piccolo ramarro inespresso nelle dune,
trova in te e solo in te
l’abbraccio caldo che cerchi,
e poi, ti giuro, ti do il permesso,
potrai scomparire per sempre
e per sempre diffonderti nel vento.
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