Volge al termine il mio giorno.
Socchiudo.
E il mare e uno scoglio-isola
bianco di risacca.
Avalokiteśvara: vorrei il potere
di svuotarmi
e stare con gli altri,
la forza di soffrire insieme a tutti.
Infatti, socchiudo.
E rifluire, rifluire alga
tra le onde.
La verità però è che quello scoglio
lo illuminavano di giallo
i lampioni, lo circondava la schiuma
e dietro… c’era proprio il nulla. Tremendo buio,
niente, santo niente privo di luce.
Chiede ringhiando di esistere senza linguaggio,
di guardare e non sapere cosa dire,
non sapere più dire e distinguere.
Questo, il terrore: di disancorarsi,
di finalmente precipitare
a capofitto
in quell’oltre
di marenulla
e stelle.
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