Seduto dentro al cuore
nella bella luce grigia
della cantoria.
Solo quand’è cieco uno sa:
a te che ti ha indurito
un brutto amore
ma resti un uomo dolce
e sai commuoverti ancora
con i vecchi cartoni animati,
fiamme negli occhi;
a te che ci hai subito quando eravamo piccoli,
che vivi fuori da molti anni
e hai sempre un’allegria in tasca,
fiamme nei polsi;
a te che ti sei rintanata
nella candeggina
ma non vedi l’ora ancora
di parlare e di scambiare
mente – a te che mi hai partorito –
una fiamma che spacchi la pietra
che hai sul ventre;
a te, che vai ingobbendoti
ti ostini a farti la barba
interrompi di continuo
e sai sembrare ancora
fiducioso di te stesso,
una fiamma che allenti
nelle spalle la tensione.
A voi due, invece, questo:
a te che mi sei stata così tanto
accanto nel letto,
una fiamma dentro,
sul tuo organo di fuoco depresso:
che ti possa ancora accendere l’amore
e che tu possa restare in molti angoli di me.
E a te, che vacilli e danzi vicina e lontana
e non hai capito il coraggio,
una fiamma che sciolga la perla gelida
che conduce al seno che hai
e allo sterno. Perché solo l’aurea
hai fredda: dentro c’è vita e calore.
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