lunedì 18 maggio 2026

Il compleanno di Asia pt.2


Ieri notte non dovevo

tenere così a lungo

gli occhi su quella luna,

mi ha fatto impazzire.

 

Vi guardavo da lontano: siete importanti,

minuscoli.

 

Da qui mi spaventa il dolore che hai dentro,

quello di chi è stata uccisa nel nome

da bambina,

degli in parte invisibili,

di chi ha dovuto odiare

ciò che un tempo amava

e adesso

è uno a scelta dei propri arti

separato dal corpo e da ciò che sente.

 

Prima, che cercavamo un tabacco

che non trovavi e ti ho dato delle conchiglie,

ho visto una tua fiamma

tremare al vento di quanto

mi sforzo di dirti

per portarti in me.

 

Lo faccio perché ti desidero.

 

È meno gratuito, meno utile? 

Vuoi per forza che non abbia intenzione?  

Comunque ti resteranno le mie parole

e a me le tue.

 

E poi, isolato, mi sei sembrata asciutta,

bella d’inedia

e malgrado ciò vitale. Ho già conosciuto

la parte dell’universo

che non sa lasciarsi in pace,

la parte di Dio che si odia.

È l’unica con cui davvero mi va di parlare,

l’unica che ha senso riparare

ed è lo specchio esatto della terra in cui poggio,

per dire:

parlare di te è come parlare di me.

 

Poi ho invocato e guaito nella testa

e tra tutti non tu, ma un’altra, una vecchia

controparte, mi ha portato una droga

che ho rifiutato.

 

Vorrei vedere la fine del deserto

senza sapere mai quando l’avrò raggiunta,

solo l’ultima scena, i nostri volti,

se saranno distesi in un sorriso.

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