Si potrebbe anche non fare alcuno sforzo
per reprimere il dolore,
viverlo finché non scompare.
Tornerò ad affamarmi la sera
così che la mattina sia un’unica spinta
a divorare.
Nel frattempo sto in letargo,
ibernato, inaccessibile
e parlo solo di me con me. Sogno.
E va bene.
Gli altri sono un miraggio
o lo specchio dei miei desideri,
non hanno polpa.
Si sbriciolano.
Rinunciare alla cosa ossessa dei legami,
essere sincero,
credere in ciò che dico, fidarmi, non pretendere,
non pretendere, ed esser grato.
Il fenomeno di fronte agli occhi,
sulla pelle, infatti, è irripetibile
e sacro, ma soprattutto irripetibile.
In ogni sua sfaccettatura è presente
e non c’è altro.
Ma essere solo grato è assurdo:
bisogna navigare furibondi,
provare rabbia, odio,
disilludersi con lacrime e con lacrime
tornare a illudersi.
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