Carbura, hop, il compleanno è vicino. E il compagno con cui provi più disagio sei tu.
Hop….
Nella schiena una biglia che più non riconosco, contraria al moto del mio organo più bello.
Capirai. Si chiama solitudine. Dev’essere insopportabile finché non calcifica e assomigli già al tuo teschio. Ma almeno non sei responsabilità di nessuno.
No, infatti.
Almeno sei libero di entrare e uscire dal sole. Di appenderti al muro, di fumare senza pensieri. Almeno quando sei contento lo sei solo e unicamente con te stesso. E va bene così. Tutto cicatrizza, e tutto è un malanno. E tutto ha il filtro color seppia. Avrei voluto: che le tue dita cercassero. Ma forse le hai separate dal corpo e non te ne sei accorta. In ogni caso, scusando il mio viso collinare, ti dico: va bene così. È solo lo spasmo dei corpi e hai fatto bene. E anche io ho fatto bene a lanciarmi. Hanno fatto tutti quell’unica cosa che potevano e non si può che dar loro pieni voti.
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