lunedì 24 giugno 2013

Ghiaccio numero sette.



Ghiaccio numero sette.

Paradisi più che artificiali 
e poi
sorvoliamo tazze di tè
e di te.
Ora che si vedono
le umidità
i denti di sopra corrispondono
a quelli di sotto,
e i genitori non sapranno
nulla
per tutte le cazzate.

Ornati desolati in fondo
eppure
scompaiono,
e poi bevono del sale,
e poi una stanza
alle undici di mattina
e tranquilli
gireremo in tondo
e ci girerà
la testa.

sabato 22 giugno 2013

Come le zanzare

Come le zanzare

Volevo dire ai violini elettrici
che
simboleggiano a dovere
il 2013 di uomini
che col pensiero
vanno contro natura e non controcorrente

Ma che senso ha l’esistere
inquadrato dalla distanza?
Come conchiglie
incastonate
nell’asfalto
che calpestiamo
o orologi illeggibili
non so dove sia l’adrenalina
che mi dà la gioventù
che mi danno le sgommate

Messo alle strette
dal fango usato
delle cose che non  mi metto a capire,
manifesto rivoluzioni
al fascismo dittatoriale
del reame a una via e dimensione,
poi ci si accartoccia come vecchie Sprite
sotto le meduse del cielo.
Oddio
le foglie
rosa
ci dicono
che domani
ci stupiremo
anche se oggi
abbiamo odiato,
siete tutti tumori piccolini
dentro di me,
non vi posso che accettare
e quindi
sottomettere.

Certo, mi chiedo se all’improbabile indomani con te
avrò ancora dell’alluminio vuoto
che danza nell’anima,
se i mille me
corrisponderanno
alle tempie che ho
o al fumo che straccia.

Perché
questa città
finisce
tra trentadue chilometri
e noi tra diciannove,
e voi borghesi e troie
chiuderete gli occhi
ai vostri figli
e griderete “Viva l’Eurasia!!”
e mi negherete
il piacere
smorto
di dire le cose come stanno.

Il mondo è una metallica presa in giro
poco divertente,
i muscoli
come corazze
e le placche di ferro staminale
addentreranno
le pareti molli
dei corpi,
si risucchierà
tutto
in un pompino schizofrenico
lisergico
più che mai
Ora nel cerchio plastico
un cuore
ha mille tentacoli
e cerca di uscirne

Meraviglioso tuono
arderemo tutti lì dentro
come pazzi
che fanno sesso
e non avremo la necessità di farci male.
Se così non fosse,
passerò ancora più tempo
coi videogiochi
o
transferirò l’amore.

Niente conta,
come muri idioti
se non crediamo
alle illusioni
ci asfaltiamo
definitivamente.
Oscillazioni e onde
e memoria e miseria
e scosse e scosse
e scosse e scosse.

Riassumimi,
cosicché io abbia chiaro
il momento in cui
le cose si sono allontanate.

Niente conta.

Abituiamoci all’idea che
potrebbe non esserci
il cielo di Matrix
sopra i desideri
sopra il male
sopra le allucinazioni positive.
Di certo non vogliamo morire
come le zanzare.


giovedì 20 giugno 2013

Pixel

Pixel

Adesso che ti stai liberando
dai pixel
il mondo sarà più asfaltato male di prima,
e siamo tutti o quasi venuti fuori
dallo stesso merda di stampino o quasi.
Facendo sesso con l’amore
ti spingi paradossalmente
alla misantropia,
le cose troppo pure a guardarle o a toccarle
ti si bruciano gli occhi e le vene sotto.


Magari fossimo alghe. 

Viviamo attraverso l’arte
e aggiungiamo rimpianti in progressione
e perdiamo adrenalina e velocità
e perdiamo immagini,
e poi ci rifugiamo dentro la cenere
o dentro
la morte.

Un’immensa lesbica
schiaccia le estremità della terra,
e da lì vedremo un’altra prospettiva vera alla stessa maniera di questa.
Così, il peso dato agli altri scompare
lentamente,
e tu dove sei, mentre perdo?

Dove sei mentre io non sono qui? 

lunedì 17 giugno 2013

Pornografia

Pornografia.

Oh, gli stagni appesi
le fauci.
Oddio che siamo inadatti, che siamo oltre, che siamo belli.

Ho perso il controllo.
Se ci fosse una spiegazione al vuoto,
se ci fosse una consolazione all’asma,
se ci fosse l’amore,
se non dovessimo immaginare mai, mia, mai.

Cammineresti sul fuoco
e ti spegneresti tu,
così le stelle scadono anch’esse
e mille scuse ti chiedo se non esisto sempre,
e mille volte verrei nella pioggia
solo per le finestre aperte
e mille volte ho voglia di piangere
per quello che mi agghiaccia fuori.
Ma non ci siamo al mondo un solo secondo,
che cosa comporta l’adrenalina, che cosa comporta il terrore,

smetti, smettila, smettiamola di seminare fuoco
per le strade del freddo,
smettiamola di arrampicarci sul male o su noi stessi,
ho voglia di luce.
Non è concesso a me però,
se non i vortici caldi
e gli occhi bagnati e le mani come i palazzi abusivi,
e poi non ti vedo più.
Non sento la novità di avere il cuore, e tu credi ancora nella persone!?A

Poi che cosa dolce l’oceano temo che si asciugerà
è un secolo che c’è la nostra guerra.
Silenziosamente volontari del caos
pionieri dell’inevitabile
mistici della pioggia e delle mancanze
e mormorii dell’invidia,
io ci apprezzo comunque
io ci amo io ci odio.

L’immagine che eravamo
e quella che siamo
vanno a letto e ne escono arruffate
e poi
siamo cresciuti malissimo,
 mi sa che l’aria
si sta bruciando
e magari
ardere senza ossigeno
ci può far credere
che è meglio
fare così,
sdiventare così,
soffrire il buio.

Le ragazze non devono avere lacrime
perchè le usano male,
non lo sopporto,
vietategli di mettersi a piangere
per lo stress o per le droghe
o per l’ormogenia o perché se ne vanno.

Mi sei chiara ma sei scurissima,
e visto che io voglio smettere di scrivere per il bene del sangue al cervello,
correrò per le scale in su e i vostri volti
saranno ancora più viola,
e non mi chiederò il perché non me lo chiederò per un cazzo di niente.
Lo sclero e la virtù di impazzire
non avranno testimoni e non ne devono avere,
dal momento che nel mondo del cranio
le cose galleggiano sommerse e ti danno fuoco da mangiare,
gli scheletri hanno ancora la vagina con la pelle sopra
e credi di essere libero.

Smontami e ogni pezzo non me lo ridare più.
Che ce ne facciamo dell’anima che io amo di schizofrenia?
Un iperfunerale suona per le amanti e per le dipendenze
e per le schiene ad arco.

Nei video porno ritrovo la dolcezza
di non avere niente per la testa se non noi,

io amo quelle ragazze nude. 

Giovedì 7 marzo, 00:20.



Giovedì  7 marzo, 00:20.

Sentire. Respirare ancora.
Redimersi.
Non esiste davvero un cazzo.

Il mondo ha perso l’agio
e la comodità
e ora ho capito finalmente
che non c’è.
Bisogna fare determinate cose
anche se non hanno
un senso.
Bisogna bilanciare
i pesi
Bisogna capire
che il cielo ci schiaccerà
e noi non saremo vissuti un secondo.

Scrivere è davvero la cosa
alla quale tengo di più
nella vita. Però lo odio.
Mi permette di non ammazzarmi,
di dormire,
di non esistere,
di scomparire.

domenica 16 giugno 2013

Marie claire .



Marie claire .
A Schiele.

Per niente la vita è reale o vivere lo è .
Così passiamo da una schizofrenia
peggiore ad una meno peggiore
nel rincorrere fettine di amore o di sesso
o di immagini ratizzate a pressa di fuoco
nell’incoscienza.
Ocra e rosa malsano
e poi occhi fuoriescono dai cervelli
mentre le pupille bianche insegnano
che non ci servono altri specchi di quanti ne abbiamo.

Ti divertivi con l’azzurro e con il bianco,
quanto sei semplice.
Ma il sangue stona,
non c’è classe a macchiarsi non c’è classe a smacchiarsi. 
Si vede che assisti con gioia a omicidi e a oscenità e al sesso. 
Particolarmente farfalla
le ali di certo ti rientrano a forza come demoni muti
e forse se mi guardi vuol dire che tu vuoi che io muoia ,
quindi mi vuoi un gran bene, no?
Io non ho nemmeno la forza
per martellarmi il torace affinché se ne vada via,
non ho nemmeno la forza
per scorticarmi la testa e scambiarmi cervello,
non ho nemmeno la forza
per lasciarmi essere ( a volte).
Quindi, circondati
da cristiani al lexotan
e da leviatani lisergici
il mondo si svuota da diversi buchi
che sono i tuoi mille occhi nascosti
e ne esce fuori la proiezione
di quello che voglio e che non so ancora come volere.
Sai, tu non mi crollare,
non mi crollare anche tu,
non frantumarti.
Ma non lo farai visto che non puoi.
A noi rimane sentirci come la televisionedimerda
quando non prende,
come le linee di basso distorte e tristi
di un jack piegato

I coltelli si sono nascosti benissimo,
separano
te da me
e se mi avvicini mi spacco ma non li vedo.
I coltelli si sono nascosti benissimo,
la realtà mi sembra stracciata come due cuori,
scompare.
Io non dovevo vivere insieme agli altri, di certo di certo di certo.
Ma se tu vuoi,
ti metto davanti ad uno specchio
e ti faccio capire com’è.
Ma se tu vuoi,
mi saldo addosso
il tuo corpo sgraziato e perfetto,
ti faccio capire com’è
non vedere altro che sé,
non sentire altro che l’acido sotto la pelle.

 Vedo te,
sembra che il male ci emana,
sembra che i colori che hai addosso
siano prese per il culo,
e i tuoi occhi pure si sono spinti troppo oltre,
e se mi parli è per confermarmi che non ci sei,
e se mi parli è per confermarmi che non ci sono neanch’io
quindi non-stiamo insieme, non sussistiamo insieme,
mi incateni perché le tue mani hanno solo borchie e fucili attorno,
e poi mi mostri i demoni a centinaia,
gli eserciti di 666 a migliaia
gli artigli impastati di carne che hai.
Ma ti amo lo stesso, non credere.
Come ami i ricordi o le immagini o la musica
o le persone irreali o le persone reali.


sabato 15 giugno 2013

I TUOI OCCHI ASSUNTI DA TRE ANNI




Marco vomitò questa, miserevole complice di una vita non vissuta non adrenalinica ma al sole:

I TUOI OCCHI ASSUNTI DA TRE ANNI

I tuoi occhi assunti da tre anni,
due di precariato
solenne

L'alba è invalicabile
solo per chi non assiste
al suo suicidio
tra nubi
grevi

Tendevi la tua mano
soffice,
orrore di anni
malati

Spiegami perchè,
se alla fine
hai preso il primo treno

diretto alla fine
di ogni battito
 "Addio."

Tanta Acme.



Tanta Acme.

Ora dove vai?
Oltre mille chili di nuvole
di traumi
prima o poi
ti escono dal petto come un alieno.

Ostacolandosi le
vene
con l’emostasi
puoi sentire le membra morte
frantumarsi.

Tra fiori sclerati
e vetro similplastica
consumeremo
le giuste cose oscene,
ma quello che succede da soli non ha attenzioni