lunedì 27 maggio 2013

Tuono a tempo.



Tuono a tempo.
Sottofondo di una follia con Giovanni

Questa lampadina illumina il dentro e il fuori,
ma dentro di me c’è il fuori di testa, e fuori da me è dentro un fornello.
Un palo della luce così sembra una croce gigante, se dietro però
ci sono
gli adeguati
lampi.
Fragile come un cantico di creature mostruose,
una macchina rossa comincia a scomparire
e qualcosa ci porterà via,
e autunni malsani di rami smagriti alle caviglie dicono
che dobbiamo camminare ancora.
In futuro ci renderemo conto che l’unica rivoluzione
da dio all’uomo e contro dio è
far finta di morire mentre pensiamo che è vero,
non esistere più e nonostante ciò nascondersi ancora dietro temporali blu,
come mattine in un villaggio con troppe mamme che non ti riconoscono
perché ormai sei giovane e non ti disperi.
Allora guarderai in cielo, e le nuvole saranno regine di un regno in rivolta
e cannocchiali puntati alle arterie,
saranno tanto bianche quanto la ruggine
di quell’ orfanotrofio tubatura incrostato di spine, di bambini che non ti vogliono scomparso
in mezzo a serenità colossali che nemmeno gli occhiali dei poeti
le possono mettere a fuoco.
Mangerai la neve perché come Rimbaud vuoi essere tutto,
fumerai e guarderai in basso pensando che le nuvole stiano per terra
portando l’amore nelle mani del mondo come in un sogno da
Paolo e Francesca.
Sappiamo però che non si cammina se non in una direzione, che lo ammetto può sembrare pittoresca
come vendere l’Inghilterra per un soldo tra alberi e barboni
ma dietro la maschera, giocano milioni di io venuti da dimensioni astrali Parallele come me e te.
Parallele come una madre ed un figlio tutt’e due appena nati, nessuno si riconosce nell’abbraccio dei nubifragi futuri ma non futuribili.
Ci ritroviamo sommersi  nel meccanismo della leggerezza dei momenti pieni,
ma sempre un ticchettio come un tuono a tempo ci sbatte davanti
la rivoluzione frustrata dei nostri odierni, così, come un povero massacrato
lascito sull’ombelico dei maledetti  fratelli Francesi.
È questo il sottofondo un po’ viola come una macelleria,.
vuoi tornare a casa?
Sai che il re cremisi scatenerà la sua danza di arteriosclerosi imbellettata,
sai che tergicristalli e goccioline e settimane di tre giorni riassumeranno il movimento di una negazione,
sai che l’unica cosa è che.
Mi chiedo da dove viene
la volontà  e dove ci si innamora veramente,
se in quel posto ritroverò i laghi del cuore, gli alberi di scheletri
e i bordelli di prostitute/mostro piene di amore ma brutte.
Guidi ancora, e sai che andremo a sbattere contro il rullo dell’ultimo pezzo arancione di luce,
e ci ridurremo come lamiere insanguinate che parlano per la prima volta sulla scena del crimine della vita.


Tutto ok.


Tutto ok.

Ok che non siamo normali.
Ok che non abbiamo speranza di esserlo.
Ok che non ti posso amare più.
Il dolore non ci nobilità la poesia tanto meno,
il dolore non ci nobilità per un cazzo di niente.

Poi cadi dentro troppe fauci verdi
e ti accorgi di correre per dimenticare
Come alle foglie anche a noi si vedono le vene,
e non siamo più freschi.
Perchè si desidera di non crescere, questo non ci abbatte solo l'autostima?

Tu che ne sai, io niente.

Ora ho solo voglia di pace e normalità,
è ovvio che invecchierò e che devo smettere di non morire,
come quello che fanno tutti,
perchè non c'è un individuo che ha voglia di essere tale e solo,
e solo sarà di certo perchè lo è già.
Leccandoci, dunque,
smetteremo di andarcene di qua e di là per trovarci,
staremo in piedi ( hai voglia! ) senza per questo farci schifo.
Solo così si riesce a campare.

Io non ne voglio più nè eroismo nè pazzia
ma l'avrò a vita,
e così inadeguati si balla tranquilli, e così inadatti si sogna tranquilli.

Se ti innamori delle emozioni non devi sentire il disagio,
ad esempio non ce la farei mai ad amarti ma sono veramente innamorato,
come la spieghi un'anomalia così brutta?
 Addirittura mi sento sei inferni dentro,
ma questi poi sono cazzi miei.

Bon, non esisto e nemmeno voi.

 Ora me ne vado in Giappone e cerco lì
il cadavere,
e cerco lì il corpo,
e cerco lì l'omosessualità del cosmo
e cerco lì quello che non cerco.

Ammettilo che non ti è piaciuto, si vedeva troppo!

Ma allora che cazzo volete da me?
No, no vabbè, sono io che vengo, è ovvio che poi voi
volete offrirmi tutto quello che c'è per i maturi,
ma io sono immaturo e irresponsabile quanto determinate Fiat Punto grige,
e quindi che me ne faccio?
Non sono fatto per essere fatto ma spesso lo sono,
non sono fatto per essere adatto e infatti quasi mai è così.
Forse,
se ti vestissi di disagio sarei capace di scopare con te,
ma non lo fai fuori solo dentro solo dentro solo dentro vero?

Che fretta inutile la fretta,
che cosa deficiente pensare la notte.
Uno la notte deve dormire, non è che si può  mettere a pensare.

C'è bisogno di titanismo, ma non c'è in giro.

Vaffanculo.

Carità, amistade.



Carità, amistade.
A Marco, grande immenso fratello.

A volte ho rivisto case viola
con poche finestre davvero;
Sai, tutte le case crollano.
Prima però ne vedremo le mura
stanche mostrarcene il cuore
perché siamo sempre fuori dai sistemi.
Prima i muri!
Prima i muri!

“Guarda, siamo radici minuscole,
non possiamo crescere
da nessuna parte”
Siamo troppo impegnati ad inchiodare
bamboline alla stanza
per affogare
in quel sangue
di plastica.
Un turbine dal cuore, poi,
ci spacca dentro.

Carità, amistade.
Non sono ancora così grande per poter avere il mio albero
e dire poi :“ questo sono io”, identificandomi nelle cose che ho.
Io ho bisogno di ribellarmi,
di rivoluzione, è una cosa
che prescinde ognuno di voi.
Non esiste l’adattamento
visto che il corpo, ricoperto
di spine,
saprà sgonfiare ogni Amore
ogni nucleo ogni compromesso.

Delle favole antiche
non è rimasto più un cazzo.
Delle anormali finestre chiuse
solo schegge,
ed è lontanamente meglio
non essere stati felici da bambini e nascere già adulti
per non ricordarci.
La luna cadrà viola o blu,
infinita distruzione ciclica
di questa aggressività
naturale
sveviana.
Cristo non si è fermato da nessuna parte,
tanto meno ad Eboli.

Carità, amistade.
Hanno tutti gli occhi enormi,
ho paura.
Basta.
Morire non è il mio sogno,
ma chi può comprendere
una cosa così singolare
come la rivoluzione?

Fuggiremo la luce nera e
tutto questo squilibrato
mondo di mali e percezioni
e non eroismi.
Siamo demoni al contrario
che dal buio corrono fuori,
seppie oblunghe
ma senza nulla da amare patologicamente,
giovani-vecchi infestati
da germi di psichedelia
come stormi di afidi.

Carità, amistade.
Chiudimi, fa che questo corpo
abbia tutta la pelle.
Vivere per essere felici non è vivere,
vivere lontano per vivere non è vivere.
Che senso hanno i rapporti con voi?
Che senso ha esprimersi e cercare di essere reale
se tanto tutto è solo l’illusione
di un mondo davanti ad un mondo?


domenica 26 maggio 2013

Ma adesso la stanza è piena di demoni.



Ma adesso la stanza è piena di demoni.

Un mare di emozioni
distratte e noi perché
ci navighiamo.
Amo l’amore, anche per questo vivono le persone.

Ormogenia.
Paradosso è la realtà
e l’esistenza,
a mangiare stelle
gli scheletri si illudono di ritrovare
pezzi della loro
vecchia carne
o come ubriachi sognatori.
Sei si potesse ritornare lo farei.

Mi sarei guardato sperando
di non averne diciannove.
I sentimenti devono corrispondere all’età.

Amami,
forse sarei una miseria migliore.
L’unica stagione che voglio
è l’estate
e
il male.

Ma adesso la stanza è piena di demoni,
tantissime buie
code.
Che cosa vorrei?

Non capisco niente,
io non sono io non sei tu,
fantasticherei su di te
per una vita.
La sorella notte
ora ha un pigiama viola
è santa e lei che voglio.
Là si può ardere in pace.

Scavatemi
un buco in testa,
non ci troverete altro che luci e ragni.

La musica ti crea
mondi in testa,
non dovremmo ascoltarla più.

Metanoia



Ho provato a tradurla ma è un viaggio assurdo.



Metanoia.

Metanoia,
dà una forma nuova al mondo.
Ti può insegnare
e riprogrammare.
Può mostrarti il flusso che è intrappolato.
Questo qua è vivo.
La coda sta respirando
E lei ascolta,
uccide il serpente
che si divide, si disperde e poi si trasforma in una quercia.
Un rivestimento argentato su una scala nera
 Ferisce Il cacciatore, cavalca tre zoccoli
ma dov’è il quarto?
Puoi provare a salirla
per raggiungere il tuo nido,
e ti insegnerà la favola del dolore. 


Giudice misterioso, non guardarmi con disprezzo.
Sono solo un bambino, sono un amante che sta nascendo,
 o Satchidananda.
Ignora la strada che sto percorrendo.
Puoi giustificare le mie azioni,
e dovresti benedire la ambizione e la mia indecisione
o Satchidananda.
Dammi un segno della tua esistenza.
Guardami, tremo mentre rispondo al telefono
e mi allontano da tutto quello che tu conosci,
Giudice misterioso,
ti prometto che ritornerò,
una volta che mi sono arreso ho imparato la lezione,
puoi guardare il mio fuoco bruciare,
o Satchidananda.


Stavamo sparando delle cazzate
poco prima del concerto,
questo ragazzo dagli occhi selvaggi viene da noi,
ci guarda e ci dice:
“Aiutami, batterista,
dammi i biglietti, yeah!!!”

Non abbiamo suonato la sua canzone preferita,
e adesso non verrà mai più ad un altro concerto,


Gli ospedali e le foreste
Confermano gli occhi rossi di ognuno.
Parassiti e amanti
raschiano carne da ossa
che sembrano giade o occhi di tigri.
Risparmiami qualche pelo nero su una faccia come la sua ,
lei aiuterà la pioggia a versarsi.
Il pavimento di pietra e piastrelle del bagno si spacca,
caldo dove loro toccarono la porcellana.
Con la pelle timida faccio attenzione
a slegare la strada che c’è tra i nodi,
i piedi del leone sono leggeri sulle cose che ho visto ma non ho mai capito veramente
Alberi marci da oceani mai stati verdi
fuoriescono dal baldacchino, segretamente.

Facciamo finta di non aver mai toccato lo zucchero.

Stanotte, tra le rose,
non troverai altre ruote da far girare.
Quando il vento dell’autunno viene da destra
noi indossiamo queste paure.
Questo deve proprio essere surreale,
perché tutti vestiti con jeans di diamanti,
il mercurio scoperto in un vecchio campo.
Siamo tristi nell’amore e nelle scelte che facciamo dritti per le strade della città
ma nel frattempo guardiamo la gente che scompare,
senza nemmeno allungare le mani.
Anni e anni tu sei lasciato
da solo
nella ruota.

sabato 25 maggio 2013

Su un muro con delle scritte stupende.



Su un muro con delle scritte stupende.

L’uomo ha distrutto la natura
come il fumo distrugge i polmoni,
ci restano solo le scritte dei supermercati
gigantesche neo-divinità al neon,
le forme del cielo senza senso
perché i palazzi e le antenne e l’elettromagnetismo
lo limitano nell’estensione.
Mi danno alberi e vedo autostrade
colli e vedo finestre
notte e vedo luce
luce e buio
foglie e non vedo più nulla.
Che dobbiamo farne del
capitalismo
e delle ceneri di Gramsci
disperse su spiagge
in mari di pesci-lattina?
Che dobbiamo farne del
consumismo
che sta consumandoci l’anima?
La televisione è mostruosa, è un tubo
Tentacolare
che ti succhia via l’autostima, e
a me personalmente ha ammazzato il tempo.
Maledetti canoni!
Ora che non c’è più orologio
che tenga
voglio sempre essere nel 1999 o nel 2002.
La televisione imparerà a fottere, un giorno,
e allora anche l’amore
cadrà nel sangue che ha versato e nei cromosomi deformi
e nelle sindromi di Dawn della nuova fantastica era;
I sistemi sbandiereranno altri sistemi,
le società merdose altre società merdose,
e in tv solo altre tv da vedere, fin quando non ci avranno
sbrindellato l’anima e saremo imbottiti come materassi
per televendite, come elettrodomestici rotti ma vivi.
Le cose non muoiono,
gli uomini sì.

Trasgredire è in realtà l’essere normali,
perché l’uomo è meschinamente un animale con meno peli e più occhi,
è giustamente pazzo o schizofrenico
violento
complessato.
Il suo più grande male è l’anti-volontà che lo ha aggregato con altri.
La natura! Dicono i manifesti di ucciderla!
Di uccidere
l’omosessualità, le droghe, il suicidio fine a sé stesso
(e a chi sennò?).
La società è solo una macchina che lubrifica altre
Macchine che lubrificano altri noi.