giovedì 11 giugno 2015

Poesia infinita riguardante l’anarchia e le sue possibili applicazioni sull’individuo inteso come mondo separato da altri mondi non per forza esistenti

Poesia infinita riguardante l’anarchia e le sue possibili applicazioni sull’individuo inteso come mondo separato da altri mondi non per forza esistenti.

Parte 1.

Ma, per ciò, adesso che l’assenza
è la nuova presenza
ed irrequieti
si traballa
veloce e piano,
dove, in quale
seno
la faccia ficcare?


Ed ero in procinto
della scossa io,                                                        
corpo che su scogliera si fracassa (siamo deboli
dopotutto)
e col peso
schiacciare il peso.
Nel petto fecero il nido
uccelli
con maschere di ferro
tremende (un po’ più di luce)
e da li si riprodussero
ancora e ancora,
incomprensibili
o bugiardi.
L’importanza di ogni sillaba.

Dovrò remarci l’oceano
con questa fiamma sottocutanea
divampata e a poco a poco fumo,
“I miss you” urlò il capitano
per l’ennesima volta,
riferendosi ad un peccato giusto, bianco,
in noi connaturato e remotamente nascosto.
Un peccato buono seppur pervertito, marcio,
tendente verso il rosso del caos.
Una maculata pietà per noi stessi
cuciti
e scuciti,
maculata perché
non scontata,
psichedelica.

La capacità negativa, odore di fiori vecchi,
Paolo Jansen nei ricordi che scorrono.

Tremare e spaccare
una faccia a pugni,
violenza
mai quasi mai
saputa esercitare pienamente,
chiudere un occhio e non due
è mentire in consapevolezza.

Così, l’ancora buttata,
ora puoi cominciare
da una posizione ferma e sicura
a destrutturare il precedente concetto di mondo
e non in previsione di uno nuovo.
Come una formicaio su un cadavere di grillo,
a pezzi a pezzi scindere la persona dall’interno all’interno,
ri-solverla in parti più piccole.
L’ordine verrà da sé
senza un nome,
calerà come invisibile pellicola,
ricoprirà  la forma interiore
e le squame diverranno più morbide
ad un certo punto.

Parte 2.

Maschere torcono i lineamenti,
che cosa sono io poi?

Oh non so che prezzo pagherei 
per vedere ciò che quello schizofrenico lì
vede
mentre cammina per Regent’s Street,
le parti positive di allucinazione
a decorare
come baldacchini di drappi di seta
l’enigma.
Un enigma, poi, solo apparentemente
fine a se stesso,
con un fiume e il suo delta
sul mare.

Convinti di avere il potere
hanno il potere
e gli altri credono,
la Regina Vittoria
ridotta
ad una pietra a forma di Regina Vittoria.

Questo era il punto primo.
Passiamo al secondo:

Vizio. Probabilmente viola.
Grappolo di ragni
epilettici
come se sottoposti
al calore di una fiamma costante
nella bocca delle anime
convulso danza,
e io ad ogni costo me ne libererò,
un’autocondanna
preimpostata da altri,
pre-impostata.
Dita dei piedi sanguinano
nei pressi di Buckingham Palace,
mio padre carissimo guerriero.
Persi in un boschetto a fumare
e a criticare l’orrenda pratica psicologica
del potere che deriva dal transfer,
anche lì poca democrazia
e servi emotivi di dottori .

Ancora sognare
di usare tanta tanta
violenza
su quel losco figuro già morto
che
mi spiegò attentamente,
tre anni fa,
come immergersi
in maniera sempre più rischiosa
e tuttavia istruttiva
nell’inferno bianco aldilà della pelle.

“Luce è dio” disse
William Turner.
“Luce è dio”.

In che termini?

Dura un quarto d’ora
circa, mi risveglio già sveglio.
Vorrei che la marina militare
ma più in generale
questo sistema rotto
bruciasse
e con lui
noi tumori benigni,
pur sempre innegabilmente
parte ne siamo stati
siamo
e saremo.

Non odiare chi dà la vita,
anche contro la logica.
È il silenzio da ricostruire
già nel silenzio,
un frattale
e la testa,
messa la giusta combinazione,
si è aperta
come una cassaforte
avana e d’oro.
Tempo infinito tempo infinito
innestato
come un vorticoso sinusoide
su spazio transitorio e
 mortale
e per ciò finito,
eterna durata che abita
pazienti moribondi sin dal primo momento.

Ancora, mi domando.
Quali fantasmagorie
una schizofrenia portata agli estremi
possa mostrarti,
quali verità individuali,
quali tristezze….

Come un granchio
che non si sa come
ti è entrato nella boccuccia
e dal palato si è fatto strada con le chele
per divorare ciò che è vero,
vero e incomunicabilmente
intoccabile.

Punto 3:

Labbra, non rosse. Mani piccole.
Odore di sale marino.
Occhi che ambiscono pianto
e un finto orgoglio
che serve da telone
per ricoprire
un abisso sconfinato
di odio verso te stessa,
non devi,
così tutte le rose
non varranno la pena
perché quella dentro
afidi d’incoscienza
vanno spolpandosela
da tutta la vita.

Parte 3:

Notte passata
uscito praticamente illeso
dalla prospettiva fisica
ma frastagliato come uno scoglio.
Ancora violenza, non capisco.
Ancora violenza notturna, onirica,
potrei anche essere
la metamorfosi
di un fucile.

Metafore confondono,
tutti con il membro di fuori .
Tiresia.
Ho guadagnato un evidente
rispetto dal fulmine
che non coincide tuttavia
con la realizzazione
di un effettivo desiderio di rivalsa,
da che poi?

È tutto questo guscio infestato
di dèmonii
che la testuggine trasporta
su spiagge australi
essere invecchiati parecchio
all’interno della testa.

Dicevamo, destrutturare
lo spirito
in parti più piccole,
ognuna avrà un nome
e di conseguenza
vita individuale,
persone dentro di me
osano camminare in cerchio
come prigionieri
in un’ora d’aria
e fumano
fumo di contrabbando.
Ma voi, tutti,
che senso ha avuto?
Non bastava Kaine
che spezza le ali a suo fratello
e nell’abisso più nero
cade e dio?
So che la sintassi comincia a sviare
dalla Langue
verso un’oscura
tavola ouija
di simboli e kabala,
è colpa dell’infinito
contenuto nelle dita.

Dicevo, dunque,
entità incorruttibili
non significa
che non appassiranno
se poste dentro mostri
di pelle
che giurano di fingere
e a volte provano
a recitare l’Ave Maria
al contrario
di fronte allo specchio.

Parte 4:

Sera notte
tritare.
Sera notte
Ammoniaca.

Alla balena e a noi dentro.

Perché ormai,
sempre più spesso,
è una semplice apertura di diga,
scorre da me
e io dentro.
Non ha senso
non per forza deve averne….
Se solo con gli occhi
dell’airone cinerino
sapessi guardare
all’illogico teatro
e illogico palcoscenico
dove barboni psichici
e mostri con in testa il 666
si tengono con amore per mano,
allora, liberatoti dalle
ali di piombo nero
getteresti
quello che credi essere il cervello
nella gabbia
che prima stavi occupando
inconsapevolmente
e spontaneamente anche tu
faresti la saggia scelta
di prendere fuoco.
Una donna secca e
inverosimilmente
alta,
artigli ha lunghi
e ombra di proporzioni
incredibili
proietta
su una bruttissima
pianura
dove noi 
preziosissimi rifiuti
a mala pena riusciamo
a strisciare,
è il nostro scheletro il vero protagonista,
questo teschio parlante
che sbava
e masturba
e spirito,
circondati da cadaveri
tutti contenti
di cavalieri
come metheads qualunque
che si sono spenti
molto prima di accendersi.

D’altronde il disordine
viene prima dell’ordine,
e così si parte per una guerra
letta sui libri
alla ricerca
di un’anarchia
che non otterremo.
Per lo meno,
non al livello socio-politico.
Continueremo come alzabandiera
dello stemma di noi stessi
fino in noi stessi
a ritrovarla
calda e bella
come una bambina di cinque anni,
tantissimo sforzo
per una cosa che nessun altro vedrà .
Ma dopo tutto è stupido
e vintage oserei dire
credere che l’esistenza delle cose
abbia bisogno di almeno due testimoni.
Uno basta e avanza.
Dentro il corpo
navigano
persone e tempo
acqua e spazio
commozione
orrore dalle ali a punta
e tutti gli altri demoni
della raccolta.

Parte sei:

Cosa ne è stato
della fortezza,
dell’elefante,
dei capelli,
delle ciglia?
Peccare ed aver perso,
peccare,
un coltello in un crocifisso.
La vita che dentro
brulica e fermenta
macchia nera
che a goccia d’olio
s’espande
come la rivoluzione del 1810 in America Latina,
si sono presi tutto,
si sono presi tutto
e non hanno lasciato niente.

Ma quale corvino mantra
ancora balla per la testa?
Concubina di veli
arancioni
tra gli archi intarsiati
e la demonicità di Babilonia,
voler entrare a tutti i costi
nello scrigno
d’un altro almeno,
considerando l’ipotesi 
della condivisione
come crescita,
due fiumi.
Però non ascolti,
non ascolta nella mia mente
la mia mente.
Il petto aperto e incastrato,
la verità è che
la mostruosità
è molto più bella da vedere.

Parte 7:

Scritto
quindi vissuto (??)

Con il mio warhammer
spaccare in battaglia
il torace d’oro incastonato
e nemico,
sconosciuti arrancano.

Di come il denaro uccide
prima di diventare
liquido,
un desiderio che si sostituisce
allo scopo
e come cervi inseguiti dai bracconieri
messi in fila
per avere assegnato un padrone.
Tuttavia dentro questo malanno ad albero
anche pretestuosi paladini
albergano
più o meno coscienti,
noi tridenti riposti
su mensole
dimenticammo tempo fa
come combattere
come impugnare
un double-edged psiche
per il bene di noi stessi
in quanto corpi di carne in un contesto
con altri corpi di carne.
Potevamo allora marciare pedissequamente
disordinati e anarchici
e riprendere possesso
della notte e del giorno,
mi riferisco proprio a questo.
La violenza ovunque
strumento e non male,
se ne è andata  
D’oro.
Dea.
Libera.

Avendo a malapena io
seguito il filo,
diventai crotalo
probabilmente
in un’immagine inventata ,
perché parli ?
Mandi scosse
e ad ognuna
l’ondeggiare è sempre più pericoloso,
la porta socchiusa
libera un fascio di luce
come una dream machine,
siamo templi su due gambe
dove sacerdoti evocano mostri
o fiori,
sesso maschile o femminile
che importa?
Non è dal genere che dipende
l’estensione dell’insight
per la realtà leggere
ed in innumerevoli maniere
interpretare.
Innanzitutto,
la compresenza delle due parti
in misure più o meno diverse,
ma c’è di più.
È il caos metaforico,
un serraglio
che in possibilità
contiene già
tutte le realizzazioni in atto.
Psicologicamente
grifoni e chimere,
solo l’aspetto è umano.
In una stanza viola
aver fumato lo spirito
in compagnia dello spirito stesso,
sull’orlo della voragine
non avremo più la pelle
e sarà
lapalissiano
il vizio di aver costretto
questo mortale immortalità
in un collare di marmo.
Da qui, si ritorna
al discorso
riguardante l’Anarchia,
individualmente
ogni essere
ha già troppe
scontente richieste
urlate nella piazza della mente
dalla massa formicolante
di entità
e versioni di noi stessi,
dare un ordine
è impossibile
e completamente sbagliato.
Il re, il vero re
darebbe a tutte
e nello stesso momento
la possibilità di governare
questa terra di spirito,
esaurendo di conseguenza
l’esigenza schizzata e psicotica
di una costituzione
interna propria,
i contorni rinascerebbero .

Concedendo, almeno in sede
di questa analisi,
la qualità dell’essere reale
anche al mondo di fuori
dagli occhi e cuore,
la canzone
procede
nella stessa identica maniera.
Ognuno e nessuno
sarebbe investito dalla corona
e tutto tornerebbe alla normalità,
tutto in possesso di tutto.
Finalmente
un codice di una personale
filologia interiore


Parte otto:

Poi uno sprazzo di pensiero luce-positivo
in questa seta d’eventi
che mi avvolge,
la tua voce presuntuosa ama,
allontanati dal ciglio
ed esperisci,
diceva il saggio.

Tanto tempo fa
cominciammo come i primi uomini
a costruire
nell’ombra dell’es
una personale mitologia di riferimenti
e corrispondenze,
a poco a poco
il castello venne su
pregiato, multicolore
come un mosaico
di luci diverse,
sognata in tantissime forme
spesso piangere

La tua voce vetro
eppure, per una disposizione del tutto casuale
di scelte ed istinti
conoscevo l’odore inconfondibile
di quel bellissimo fiore bagnato
anzitempo.

Mary Wollstonecraft
che tenta il suicidio,
un’opinione irregolare
ma che purtroppo ha avuto pochissimo successo.

Il lupo adesso mangerà suo fratello lupo,
sì,
deriverò forme verbali e parole stesse
dalle visioni.

Ritorniamo all’interno
dell’armatura.
Adesso liane assumono
forme di arti
lunghezza anormale
veramente spaventosa.


Arma e corazza
devono necessariamente
essere forgiate
a partire da questa essenza.
In questa vena tuttavia
diversi metalli
aggiungono peso
e qualità affluendo,
il metallo avrà fattura mai vista.

lunedì 1 giugno 2015

Momento presente 2

Momento presente 2

Noi comune
dalle ceneri del municipio
si schiuderà probabilmente
l’ennesima fenice
d’egoismo e noia
se proveremo
a riprodurre
quest’anarchia in provetta

A questo punto l’Emerald Weapon
nuota inquietante
nelle profondità,
la Ruby Weapon
vaga nel deserto intorno a Gold Saucer,
abbiamo visto lui
impazzire
ma riprendere il controllo
proprio all’ultimo momento.

Sai, come un totem
d’ossa umane,
certe volte ho paura.

E la katana
che taglia e tutto
subito s’infetta,
oramai questo fiume
di simboli e segni
da me nasce
in me scorre
in me sfocia,
e tutto un grande movimento
interiore,
interiore e basta.
Tutta via nel processo creativo
incatenati, per così dire,
ammanettati
ad una metodica
percettiva, ellenica,
materiale,
di dover dare
forma plastica
al grifone immaginato
inesistente
dunque esistente.

Come alici in un barile.

Ogni contea
si becca la sua tirannia
prima o poi.
Infatti,
gli amici adesso navigano
dentro ad un fantasma
giocando a “Pari e Dispari”
con Gesù Cristo.

Che farne dunque
di questa bocca tentacolare,
buchi pulsano ancora,
diventare impersonali
grammaticalmente
allorché l’alba arriva
tossica
cavaliere inesprimibile
anch’essa
in una nebbia azzurra

Ancora mostri,
grandi immense fauci
e nello stomaco
sembra ci sia addirittura
un’altra dimensione
di sangue e occhi,
ancora mostri,
mangiucchiano
l’altare della psiche
proprio al momento
dell’evocazione.

E si va dunque
reprimendo in continuazione
come fa un ferro da stiro
sulle pieghe,
cercavamo di spegnere
con la lingua
un fuoco allucinante

Schifosa carne tritata
e un sugo pronto orrendo,
è tardi.

Massaggiare
intanto
la pietra
della lapide,
non vi è motivo.
Così sull’albero maestro
gogna
allucinazioni
ghiacciai,
non vi è motivo.

Momento presente 1

Momento presente 1

E rivedrò più o meno tutti
lucertole e iguane
stesi al sole
sull’erba di un giardino
un cancello
l’androne…

Non picchiate la vita

Gli anni duemila
continueranno a corrodere
e disossare
questa poca
saggezza che resta

Da insetti si evolvono insetti,
contarne le zampe quindi.
Lo stagno eppure la luna
il pianoforte
lei dai capelli azzurri
sono tornato ancora a quel ricordo.

Tornando al nocciolo della questione,
il commissario
non si aspettava di certo
di aver indagato
troppo affondo
perché la struttura reggesse,
troppi neuroni specchio.

Nella ciurma
quasi mi tagliarono
una mano
al sentirmi dire
la parola “Io”.
“ ‘Io’ non puoi dirlo…
Esiste solo il ‘noi’,
vedi di abituartici…”
disse lui sputando per terra.

Poi, schierati davanti alla prua
ci accingevamo ad essere marchiati.
Il capitano ci morse
con i suoi 64 denti,
o sulla fronte o sul braccio destro.

*
*

L’avvenire che mi presenta
una nuvola
che in qualche modo
si ossida.

I gabbiani sono impazziti ancora.
Mi legherò a questa cassa toracica
e nel vuoto salterò
a occhi chiusi
necessariamente,
avrò la voce
ma non il corpo
non il fiore.
Si può tossire ancora
l’uno sull’altro
come scimmie maniache
e prendersi a calci,
tuttavia il sipario discende
nessuno vede
l’agglomerato tentacolare,
vestirsi di nero,
voler già morire,
non allungare il collo
verso il frutto più alto.

domenica 24 maggio 2015

Coffin

Coffin

In pochissimi giorni
la conchiglia si sarà schiusa
ne usciremo vivi
nel sole
nel sole

Aeris è morta,
diamo le sue spoglie
al lago,
continuiamo a diventare
le nostre idee.
E lui si era inventato
tutto così bene
che l’aveva dato per vero,
la bugia per coprire l’onta
di non essere arrivato,
la spada di Zack in una mano
e l’orgoglio
di non ricordare
nell’altra.

E voliamo e la melodia è un crescendo,
spegneremo con le nostre vite
la terra.

Una scena diversa,
Tifa che sorride
vicino al mare.

Il giullare vi parlerà oggi
di spostamento di dimensione:
allorché una mente
estende la propria entità
da dietro gli occhi
aldilà
verso una sub-creazione,
quest’ultima inquadrata
da una prospettiva superiore
non solo è reale,
ma infinitamente superiore
al reale,
è vera.
Così facendo, tutto almeno a metà
può essere rivelato.

*

*

Ho peccato di ὕβϱις ?

Tuttavia innamorato
e viola
e fa diesis minore.
Tutte lacrime mentali
piante dal cranio
sulla tomba
d’una fantasia,
tutte le scosse elettriche
e il sale marino
e le sciabolate,
che sarà mai mescolare
malattia, romanzo
e verità,
la luna due volte,
la luna tre volte,
il pericolo della signorina Abbandono
dietro l’angolo.

Questa mietitrice attaccata al braccio
è chiaramente colpa mia.
L’aver chiuso
il pregiatissimo scudo
nel remoto pozzo
dell’inquietudine,
e adesso
tremare come salamandre
sbattuti da un estremo all’altro
senza termini di mediazione,
il Leviatano, la mia presenza
scheletrica, scarnificata oltre il portone grigio
dopo la vita.

Tuttavia.

Di nuovo a bordo dell’Highwind,
tutti mossi da un unico obiettivo.

Ed è tramontata
una piccola epoca interiore,
un prematuro addio alla sinusite
e al timore
che un cancello chiuso
possa ancora fingere
di aprirsi
per poi chiudersi di nuovo.
Come ritornare indietro?
Tutto appunto assume velocità diverse
a seconda di un punto di vista
che cambia continuamente….

Devo aver perso.

Stracciato il gomitolo
senza dare importanza al filo.

Coleridge,
Kubla Khan,
l’idelrealismo,
in fondo compiamo peccato
ancor prima di agire,
fino a ridurci a becchi
più che a uomini.

Schifati e borghesi,
maledetti senza atelier.
Tutti convinti e ridotti in pillole
di loro stessi,
ricomparirò combattuto
e combattente,
attorniato dal vizio
finalmente a capotavola
nella tavolata della mente,
arte è tutto e tutt’altra cosa
rispetto alla realtà,
un manifesto incondivisibile,
un tentacolo manifestato
a forza,
Ktulu in metafora,
suoni, toccare,
sono scomparso.

Ciò che vediamo infatti
lo decide uno specchio.

Un ammasso appuntito
di diamante
che ti travolge.

Nel frattempo c’era
George Gordon Lord Byron
a Venezia
che quell’anno
se ne fece più di duecento
tra uomini e donne,
poco dopo Keats muore
poco dopo Shelley muore,
travolti dall’impeto di loro stessi
maledetti in verità
servi di nessuno
demoni,
eternamente vento
e fontana di piume
che zampilla.

L’ Anarchia, l’Anarchia,
la tubercolosi che la stronca.

È successo tutto come conseguenza
dell’aver osato guardare
in quel caleidoscopio gigante,
rumore di skateboards,
someone’s missing.
Tutti squarciando tutti
in una guerra
di parole che non si dicono
e capelli grigi.
Esploderà ogni cosa
sarà durata meno di un secondo.

La scogliera dove lo spirito
nasconde la parte di sé visibile,
il portale si è aperto,
posso conversare liberamente
con i morti
all’infuori dei documenti.

Porcile
sporco e incrostato
di fronte al mare
però.
Sempre voler essere eroici
dove ogni mitologia
ha perduto i tasselli
del suo mosaico.
La post-modernità
ha finito di dissodare
la terra che era rimasta
come un cazzo di aratro metallico,
abbiamo sbavato,
noi usignoli iniziato
e smesso
di cantare.
Voi sfingi eretto e piramidi
di razzismo e ipocrisia
e self-confidence
con la pelle ridotta
ad un budello sottilissimo
gonfio
di carni putride, banconote,
capelli, polizze.

Attraversare gli altri
come una freccia scoccata,
liberarsi,
il finale non sembra il finale
quasi mai.


domenica 17 maggio 2015

Riflessione a partire da Cosmo Canyon

Riflessione a partire da Cosmo Canyon

Corretto, Peter.

Ho ricordato troppe cose,
tante cose.
Il cielo di Cosmo Canyon
ti lascia dentro
un’amara voglia di tremare.
Abbiamo cominciato male
e finiremo male.

Come un peccatore si libera
del peso del pensiero
e va a pregare,
questo androide preprogrammato
ci sta provando
a sfuggire
la metrica arcadica
della debolezza
verso un migliore,
e tremendo,
patibolo.

Per quanto stelo o corolla
sul filo della falciatrice
ci squarceremo comunque,

e così, l’Anarchia
diventa
difendere ed attaccare
e non è più anarchia.
Ipocriti maledetti
Eppure inaccusabili.
Nel contorto labirinto
siamo
e perdiamo
luce
e tempo,
non ancora intrapreso
il cammino della luna che cade.

Una stranezza travestita da cometa
non desidererai altro
che bere
per dare un po’ di sollievo
ad una gola
che sembra
un coyote che urla.

E dentro la scatola
aver pensato
aver provato a masticare
la fune
che le mani tiene legate
alle corna di questo cervo antico,
demonico.
Finisce sempre così,
a rimuginare in una lingua
sull’inesistenza della realtà
nei termini di una spada che cerca di tagliare una spada.

La mente la tortureranno
gomiti spaccheranno costole,
una società che in fondo si regge
su una fognatura
di stracci e cocaina,
e propaganda
probabilmente.

Post-moderno spinoso
a destra e a sinistra
inarrivabile
impenetrabile.
Un grande vetrino
da microscopio.
Nel frattempo
pisciamo le schifezze che abbiamo dentro
in un flusso forte,
adorare ad occhi cuciti
per un montepremi di spine
che le dita piene di tagli
non potranno afferrare mai.

Il muro le corna
una tempesta
io come io
è un po’ troppo semplice,
il cassetto
nel cassetto
nel cassetto.
È parte del colosseo
l’ammasso di carogne
e maggots
che ci resta dentro.

Così, schierando in prima fila
i fanti
li sacrificherai tutti,
e di certo non è per un bene superiore.

Camminerò ancora
e la pelle non mostrerà più di tanto

Io, Aeris e gli altri

Io, Aeris e gli altri

La costa, la sabbia, il sole.
Un’umanità irritrovabile.
E andammo Io, Aeris
e gli altri
giù per il pontile
dell’incoscienza
ad abbandonarci
in chissà quale melodia,
ricordandola ha il suono
del sonno
e di una giustizia non capita.

Il paralitico rimarrà paralitico,
io mi scheggerò l’osso del collo
ma avrò vinto.

Dunque, falchi,
celerini,
prigione di forza bruta
contrapposta a forza bruta,
scusate la digressione.

Natura, e non vendetta.
Aver tradito, sì,
aver tradito
la prostituta della sera prima,
una cucitura sul viso,
non chiederò il permesso
e bestemmierò la linea maculata
della mente,
i pionieri meno idonei
in una caverna
che è buio pesto
incrociato
possibilmente infestato da occhi enormi
sulle pareti.

L’arpa interrompe

E il sig. Savuto?
Ammalato demonio
sulla superstrada
sicuramente a più di 80km/h

Pesante da portare
questo festino di morti ed eroi,
suoni,
alabarde cesellate di vento,
il cervello che ricorda il cervello,
sudare.

Apparecchiare per uno

E una sega,
con mani pulite.

Aver smesso di infettare
lo scheletro della forma degli altri,
aver consacrato.

Respiro.

Altro respiro.

14

14

Se ne sono andati tutti quanti.
Preso a colpi di spranga
l’invasore
alieno crepuscolarista
macchiato nel profondo della gioia.
Se ne sono andati tutti.

A succhiare le tettine
della falsità,
scarne le sue costole,
smagliate le forme. 

Nello il Pazzo

Nello il Pazzo.

Tonfo.
N.1 Coprirò la colpa
con una menzogna
N.2 me ne andrò.
Sento fortemente
che un tentacolo di quel polipo
che tutti assieme siamo stati
è stato reciso.
Parlare è bestemmiare
in questa promessa di silenzio mafioso,
senza più suini o volgarità vivere.

Si dovrebbe analizzare ferocemente
la clavicola iniettata d’oro
un cilindro di follia
nel quale le membra vanno intorpidendosi
in una lussuria non più decadente
ma decaduta,
la maledizione del benessere economico.

Un rapporto interpersonale con l’anarchia,
seduti tu e lei a soffrire
sorseggiando un buon vino mentale.
Salvezza,
e nel peccato dello spirito
ridirigere se stessi a calci.

Come quando quel negromante
con una saio nero
e le tasche piene di soldi
non pretese più nulla
e si spense,
l’anaconda si dimena,
la disarmonia della natura,
il gobbo che piange.
Nello il pazzo
pestato
davanti alle poste di Trecastagni
per mille lire.
Le chele le abbiamo tutti
le nascondiamo
quasi tutti
per recidere e afferrare con un colpo solo.
Ma questa festa di stronzi
ammanettati al muro
della propria schiena,
che si allungano
più delle loro ombre
in cerca di uno spasmo;
queste cicche lasciate
a marcire
nell’acqua del porto,
la luna nera, l’oltretomba rivivificato,
io non sarò invitato da nessuno.  


Il vestito del morto

Il vestito del morto

Dall’altra parte un mietitore
da questa
la vittima e io.
Che cosa sarà mai
questo voler rifiutare
spade buone
che ti possono trapassare
senza ferirti o ucciderti,
noi non siamo stai maledetti,
è giusto specificarlo.

Un vortice di attrazioni
inspiegabili
eppure
sono razionale
sono calmo.

Quei giorni, presi i vestiti
del morto accanto a me
e li indossai lentamente,
per poco tempo pretendi
e poi te ne vai.

Soddisfatto il cavaliere
sfracella un cranio arabo
con una mazza chiodata,
è eco lo schiocco proibito
nell’imbrunirsi d’un’aria secca,
tramortita anch’essa,
paralizzata.
Quei fiori che a sento
annusavamo
adesso sono dentro di noi,
si guardano segretamente
da occhi interni.

A pietrate
A sassate

Come un cristo alla colonna
giace
la possibilità d’esprimersi,
il mittente,
il ricevente

lunedì 11 maggio 2015

8, 9 e 10.

8, 9 e 10.

PUM.
Caso esplode caso
esplode caso esplode
che schifo.
Lo specchio è rotto.

Luna attorcigliata sul palmo
e non godo, no che non godo.
Mi basta un piede per
farti calmare,
ma per capire la voce del corvo
straziante
affilata,
non sono i soldi che ti aiuteranno.
La collina è pallida
e lo sarà a lungo,
questa casa di dolore enorme
inventato
paradossale.
Con le unghia non ti puoi difendere,
il tronco in sezione
l’ho scorto
in un’istante
e l’istante dopo
già non c’era più…
è ritornata, è ritornata
la nebbia del cervello.

La parola come tramite
divinazione era già nel 1841,
ora vai oltre,
oltre il significante,
l’impulso il suono,
alla fonte.

*
*

Volle il caso
che dopo il compleanno
spuntò proprio Jim
anche lui
a nudo con la sua coscienza
urlava.

Meriggio passato,
adoro ombra
venero ombra
con calma
sta svanendo
la lacrima,
pesantemente
frainteso
ho.
E lo scheletro nero
appuntito in faccia
adesso
manca di rispetto
all’orgoglio prestabilito
agrafo anch’esso.
Una doppia tortura,
la natura lentamente
se ne va
e l’io che s’allontanata
dagli altri lupi
nel selvaggio grembo
di una divinità
di vento e carta,
fuoco, lamette, blu, viola.

Primo passo nella direzione
del monte.
Vedo i mostri.

E lo sapete
che nuoto meglio
che vedo meglio
se l’acqua
è dentro di me.
È la paradossale condizione
umana,
senza generalizzare.

Sala prove un po’ grigia
questa volta pesantemente grigia,
voi non tornerete normali.
Perderete le mani
nel tentativo pavido e un po’ finto
di non perderle,
lauto pasto di demonio
e non creerete più niente.
*
*
E se pensavi
e se nascondevi
le foglie dietro le labbra,
incatenato altrove
come se sabbia
stesse seppellendo
visi e cancrene,
bei suoni si infrangono
in una spirale tetra
buio grande
buio grande
buio grande
sarà la lancia a scegliere.
*
*
Tonfi, pochi superstiti.
Aperta è la testa della dea
si scorge dentro
un diamante di cielo.

I mantelli che vi avvolgevate
intorno al torace
in faccia
adesso parlano,
parlano meglio di voi .
E non è gradevole
né agli occhi né al palato
questo cratere di petto
dove sul fondo
i primi demoni
i primi strappi
mai ricuciti
di una coscienza
maculata come un cobra,
tenebrosa, orrenda,
stanno tuttora recitando
un dramma con finale
già noto agli spettatori,
non un accenno di colore spontaneo
di luce spontanea
di inquadratura spontanea.