sabato 16 marzo 2013

Arricchiti, idioti, stupiti, stupefatti è così doloroso giungere alla fine delle percezioni un pò sudate.
Meglio il mare immensamente inconcepibile. Meglio non lo so smetterla con tutte queste inferenze, meglio andare avanti nel cammino del non vedere più nulla ma proprio mulla ma proprio nulla.
Vertigine e fognature sulla mia pelle. oggi.

martedì 12 marzo 2013

Il progresso ha le squame gialle.



Aspettiamo un’ora mezzora almeno.
Il tempo poi ci lamenterà che siamo così
maledettamente
complicati
che inevitabilmente scompariremo
senza morire.

Da tanto c’è la modernità
ma non è mai stata così veloce
a farci sviluppare.
Non mi serve il contatto con la
Natura,
saremo io e te , foglia,
e mi diresti che mi ami
perché non ho bisogno  del sole
per vivere, mentre tu sì;
Io ti direi che ti amo
perché non hai bisogno di nulla
mentre io ho bisogno solo di quello. Che le cose diventino nulla.
È per questo poi che le nuvole sono bianche
e gli uomini macchine
e i robot macchine migliori.

Mio fratello Andrea non dà importanza
a quasi nulla, che poi
è l’importanza effettiva
che noi nichilisti nullafacenti
predichiamo e prediciamo.
Non ha senso la bellezza.

La città morta sta morendo di nuovo,
come in un fumetto di Dylan Dog.
La città spenta
ha di nuovo il fuoco alle finestre (suicida).
Arderemo di sicuro come scheletri, come scheletri ameremo danzare e non ci importerà davvero se l’energia elettrica è già venuta a mancare nelle case ottuse e vigliacche.

Jenny ha in mano una torcia e la butta su un tetto di legno. Prima che lei mi mostri la sua anima vedrò che è il fuoco che mi compone e per questo compone lei al 90 %.
Due torce accese fanno solo un fuoco più luminoso.
Lo spazio tra me e lei ora è instabile come il giro di basso malato che mi sclerotizza veloce i timpani.
Ti chiedo scusa, piccola, sei in fondo ho bevuto fino a scoppiarmi le pareti. Ti chiedo scusa se per colpa dell’immenso fulmine che mi taglia in 4 ( e non si vede) io non mi sono fatto vivo e non sono esistito e non mi sono fatto sentire abbastanza.
Il problema grosso, fra me e te, piccola mia, fra me e te, Jenny, è che l’inondazione e il flusso erano già intrappolati dentro prima che lo sapessimo, e così hanno intrappolato anche noi.
Ora lei parla e urla mentre già a metà stiamo affogando, tutto affonda, e i muri che hanno costruito prima degli anni 90 se ne vanno, e le case pure.
Una bomba fischia e non sento più il vento. È questo il nostro momento, dove forse possiamo fingerci eroi merdosi in un mondo sporco e idiota.
L’eroismo, la passione sono diventati solamente stupore vigliacco e sopraffino e sublime per le banalità che il globo non sa più offrirci spontaneamente, che noi dobbiamo rubarli con le mani tagliente e già sporche di sangue.
Le foreste tutte affondano e la gente o è morta o morirà o non morirà.
Jenny mi chiede perché sono ancora un essere umano e non un tentacoluto specchio nero gigante girevole.
Mi chiede come si fa ad amare oggi, cosa sia davvero oggi il romanticismo.
Gli dico che è una seppia nera più del vento che ondeggia e spacca le cose e le succhia via e ne succhia via l’energia. Gli dico che il vero amore ormai è solo la delusione che ce lo ha tolto o lo scopo inesistente che ce lo farà riavere.
Mi chiede perché cerco ancora il mio equilibrio, e poi da un taschino lo esce fuori ridendo come per prendermi in giro.
Il mio equilibrio si è trasformato in un miope gigante malsano ed ubriaco.
Io la amo, ma non ho più idea di come si prova qualcosa.
È questo il prezzo da pagare per il futuro. Il futuro si evolve nella rozzezza. Diventiamo labirinti pieni di vagine vergognose/vergognate sui muri, buchi asessuati senza un minimo di adrenalina, cuori spezzati senza più femori, saette morte, fuochi spenti o ceneri spente o carbone spento e non bagnato.
La colpa dell’uomo è quella di vivere.
Io non so amare più e di questo ringrazio la mia sporca e infame generazione.

Così, sono sceso per strada tenendo per mano i suoi piercing che trasmettono poi trasgressione come una rivolta scozzese.
Oggi alla fin fine gli scheletri danzano le cortecce si infuocano gli uomini dalla folta chioma muoiono e il mondo crolla e la luna nuda ha solo voglia di osare sulla nostra paura ci si scommette i crateri su quella.
I molluschi vanno col purgatorio/conchiglia sulle spalle, con la coscienza brillante sì ma melanconica sui deltoidi, il loro io infranto sbrilluccica nelle pozzangherelle indifese.
I molluschi vanno senza direzione né quasi forma, pregano forni che sanno di legno incrociato e amano andare all’inferno con la mente e pentirsi con le mani congiunte.
Jenny ha un colpo al cuore, la tachicardia e il Thc e l’educazione di rifiuti al rifiuto.
Il suo sangue è la lapide su tutti gli uomini vuoti con la testa di paglia e il cuore desolato da palle di piombo come colesterolo fangoso nelle vene. Non si ama più, ditelo alla modernità, ditelo alla rivoluzione, ma tanto oggi moriamo senza analogia con le altre forme universali platoniche perfette ideali, tanto oggi moriamo e chissenefrega.

sabato 9 marzo 2013

Una volta



Una volta non c’eravamo.
Una volta non c’eravamo.
Una volta non eravamo così patetici.
Una volta non ci importava di non esistere
Non ci importava di essere scomparsi.
Ora ci fa male.

venerdì 8 marzo 2013

Morto da vivo.



A Davs Bloodink.

Oramai siamo solo molto molto simili a delle piccole escrescenze sul muro della viltà . 

Credo che non abbia senso vivere. 
Arrivato ad un certo punto di introspezione ed estrospezione, uno si rende inevitabilmente conto che alla fine non c'è nulla che ha senso, nessuna delle azioni che si compiono sulla terra o nell'universo. 
Aderiamo, quindi, con grande semplicità per giunta, all'atmosfera sociale, siringhiamoci tre o quattro o più valori nelle vene e nelle ghiandole e nelle vagine e così andiamo avanti! Si!
 Finché non si muore di morte naturale o non naturale quindi artificiale, finché non si diventa fatti d’avorio, fino al nostro funerale.
Io non ho davvero nulla se non lo scrivere, che poi è davvero nulla. È solo una schizofrenia idiota e molesta costruitasi da sé per murarmi dal mondo.
Le percezioni, pertanto o per poco, saranno frivole leggere o estremamente colorate e inquietanti, gli stimoli saranno finti e per questo come li voglio io, le persone risponderanno al mio sistema che non esiste e non esisterà.
È tremendamente vero che non ho una realtà. È tremendamente vero che scrivere è divenuto l’unico modo per inquadrare il mondo e poterlo comprendere e analizzare.
 Che ironia! L’unico modo che ho per vedere le cose è quello di inventarmele da me. Siamo proprio merdosi noi uomini!
Credo che ora ho solo voglia di non esserci più al mondo. Credo che ora non ho più voglia nemmeno di avere voglia. Credo che alla fine e con sommo compiacimento le mie delusioni inesistenti hanno reso me inesistente invisibile insensibile impercepibile. Morto da vivo.

mercoledì 6 marzo 2013

Di che male morirà?



Di che male morirà?

Asini, maledetti spioni cani siete solo ingrati al vomito
schizzato  sulla strada.
Non mi sento davvero più bene,
è come se tutto fosse di ferro
un arrugginito stame che muore.
Signora, suo figlio forse
ha qualche ritardo mentale,
crede di volare con le scarpe,
crede di fumare,
crede che il mondo è una fibra delle sue mani.
Signora, lei è piccola quanto
una capacità
e sintomatica quanto le febbri,
non c’è dubbio che i suoi vestiti siano impeccabili
e la sua linea
da modella
e la sua pelle bianca bianca
ma quel poveraccio di suo figlio
dice che si è sfibrato
come un filo in una falciatrice.
Vuole suicidarsi.
Non è più come un futuro quando nasce,
sembra fatto,
sembra che si sia fatto di passato.
Sono queste le droghe che circolano oggi.

Ho paura che sto perdendo i miei petali,
ora che è autunno
un po’ come quando gli alberi ti sembrano
scheletri in una guerra civile.
Forse ci sono troppi orizzonti tra me e me,
tra me stesso e me stesso,
come due oceani che non sanno più mischiarsi
ma indelebilmente si appartengono.
Ora sfibro il mio cranio,
io stesso sono sfibrato
maleducatamente eccentricamente
sfibrato
dalle dosi di asfalto da leccare
dalla fragilità infranta delle tenere tenebre
dal natale di quest’anno
soprattutto deludersi, soprattutto questo;
deludersi di quanta superiorità si crede che esista
nell’automigliorarsi,
ma poi non avete,
siete svuotati da zappe nello stomaco
nell’anima
nelle farfalle
scavati come un campo di concentramento siete le vostre tombe.
Vorrei solo essere amato e
non considerato,
mi sto sfibrando con la chiarissima intenzione di farlo
perchè il sole o le nuvole crolleranno.

La mia anima annega e
si tagliuzza i fianchi
con una biro ,
poi ci scrive su per bendarsi e non stare
più
infetta.
Non brilla più niente.


Anelito #1

Per un pò va bene, di certo.
Poi è solo noia, senza metanoia, mai.
Scompaio lentamente, è che non ho la certezza di essere vivo, a volte mi guardo in uno specchio e penso
che non mi sento vivere, che non mi percepisco.

Il problema è che uno dovrebbe  avere sedici anni per tutta la vita, e non dico solo fisicamente.
A quell'età ti rovini presto e ti bruci subito e ti consumi in fretta e poi muori.

È questione di equilibrio, non è mica facile. 

Squilibrati come balconi senza cemento, quindi,
afferriamo per mano le cose e con queste tappiamoci i buchi, 
non importa se sughero o plastica o esigenze che gli altri  non hanno. 
Cominceremo prima con l'allagare le stanze di succhi emotivi e poesia 
e cicche, 
poi lentamente la nostra immagine si affievolirà nel tentativo di idiota e se non altro lodevole 
di assumere THC per non pensare a quello che non-siamo, perchè non siamo, è questa
è per me una prova sufficiente. 
Quindi, le vele che abbiamo costruito moriranno esangui
e nel medesimo modo
le convinzioni che domani quella pietra rotolerà ancora 
come ha fatto sempre, 
che domani il sole sorgerà per accecarci e farci 'sto piacere almeno
 che domani ci alzeremo e avremo la voglia e l'autostima per andarcene da qua.
Siamo la generazione di poeti ventenni brutti stupidi drogati e distratti e infelici
più d'ogni altra cosa, e l'unica cosa che ci manca è il fottutissimo by pass che porti
il cervello non all'arte ma alle cose effettive, anche se di certo non esiste nulla se non le percezioni malate
e degeneri che dalla religione alle delusioni alle non-delusioni passano a coprire il nulla magico e merdoso che ci circonda.