sabato 20 agosto 2016

Nella Guerra del Grande Io

E li lascerai vivere e parlare
scioglieranno le loro insicurezze
come principio salino
in acqua verde.
Papà armonia universale
Mamma terra
Papà mondo intero
Mamma corpo e anima
Papà albero immenso
Mamma Oceano
ti vedrai per come sei.

E v’erano ali che svolazzavano in un’immensa conchiglia

Stanati dalla vostra vecchia casa
scoprite che v’è un giardino da coltivare
in ognuno.
Attorniato dal caldo sole d’agosto
vivevo a casa di Gesù che stava lì immobile
ricoperto di simboli
come un quadro di Kandinsky
e non lo capivo minimamente.
Mare impervio ma buono.
Inferno rovente orribile
ma lo vorrai e lo sceglierai
senza neanche accorgertene.

Hai di nuovo fatto la bella scappare
col tuo magico sorriso a specchio.
Gli altri non ne sapranno mai nulla
di codesta tempesta arcana
tra i beati capelli.
Senza macchia senza colpa
perchè non v’è macchia non v’è colpa
se non quella di un logos incorruttibile
immanente
calato respinto dall’ansia
di manifestarsi a se stesso.

Urlasti e dall’oceano hai poi capito
che nuotando arrivasti.
Covato da ciò di cui sei parte diamante.
Come tre alberi ramificati nel vento
taciturni estraniati dal contesto.

Una memoria che è grande come una luna,
a-mors. 

Volevi parlare di un equitario sentimento
di fratellanza,
tra i soldati camerata
nella guerra del Grande Io
eravate quelli che più ricordavano
più sentivano lo spazio-tempo avvolgersi
come una mangusta.
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Cinque agosto,

Lapislazzuli
È certo che lei di desiderio arde
e cerca la ragione.

Ed era la marittima via stellata,
podio confuso
di seimila luci.

Cosa ne sarà del povero fauno
e del povero druido
con i loro nomi
di stupendi pastori o serpenti?

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Segni. Pentagoni.
Tiferet.
Hod.
Netzah.
Boaz.
Jachin.

La ragazza si ricoprì di cruciverba,
c’eravamo conosciuti
tre vite prima
ed era probabilmente morta prematura.
Ho dischiuso un segreto.
Ve ne sono a migliaia qui,
nascosti e sottili e impercettibili.

T’ho inventato e reso bellissima
e t’ho perduto a posta.
Eri un’anima dunque mare
Con tutto ciò che ne comporta,
non tornare
da me
non tornare
che in me sfera immensa
sei e sempre sarai

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L’apice lo raggiunsi una volta
col più semplice dei respiri.

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Pianeta dentro

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Un urlo sorride ad un urlo
entrambi soli su una panchina.
Ha provato a gesticolare
ma tremava,
separato come un tentacolo di polpo.

Alla corte di Nerone

Potrebbe in te non ricomporsi
niente di niente.
Tuttavia lotterai tanto,
calmo, mansueto, vigile.
Espropriare te stesso vero
da te stesso falso.
E questi peli irsuti, eretti,
che sembrano una jungla.
Questi peli mieterai
questo grano
questa terra feconderai
questo cielo
e già lo tocchi
con le lunghe dita.
Pazienta.
Sappi, sir, che non sei
quella maschera di rabbia irrazionale
che manifesti al nido.

Sei tutti, non farti dunque influenzare
emotivamente da loro,
accettali. 

Stylograph e un pugno sulla costola

È stupenda la maniera in cui scrivi, o tu nera dama.

“Cipralex!”
disse l’oplita
mentre il sangue macedone
si disperdeva lontano da casa.

Capirò? Non capirò?
Fare pugni con un fratello mio
per sfogarci di tutto questo saturno
che ci consuma da dentro…..
credo abbia dato una profonda scossa all’universo
che sia io e che te conteniamo.

E comunque attendi che una giornata finisca
per comprenderla fino in fondo!

giovedì 11 agosto 2016

Uno agosto

È l’uno agosto.
Piano piano dal toro s’è passati ai gemelli 
dal cancro al leone.
Adesso hai un grande cuore
ma proprio grande.
Questo fuoco acceso per salvaguardare i morti
t’ha come un aerostato portato
in alto in alto
nel bene e nel male.
Sono tutti i miei ricordi etnei
le mie emozioni
che in me causano
di pianto una cascata
dall’interno.

Pensavo pensavo e toh!
Mi sono accorto che la realtà non esiste.
Siamo figli della stessa pigna
caduta dall’Albero della Vita
scagliata dalla terra al cielo
dal cielo alla terra.

Dal volto le giuste pesche
stiamo esagerando ma crediamo d’aver capito.

Un  giorno anche di questo
riacquisteremo tutti la memoria.

Sicilia pt.2

Sicilia ti vedo e t’amo.
Sei azzurra e verde e mi sei mancata.
Tenebra m’aspetta e esoterismo
ma il mio corpo più vero sei tu.
È  ciò che la macchia mediterranea urla:
“Sono antica, e bellissima”

Fortunato chi nasce al sud
che questo paradiso
di sogni di pesce luna
è nostro

Confesso che ho paura.
Voglio urlare, volare
e piangere
tutto nudo nel fango
che tutto è magnifico
tutto è stupendo.
 Assaggia la terra.
Assaggia un fresco pugno di terra
dalle tue stesse mani, almeno una volta.
Mordi, poi, anche il tuo corpo, bacialo però.
Devi entrambi questi gesti all’universo.
Piano piano andrò tra gli ulivi, dimenticando.
Piano piano
cammineremo scalzi
da Furci Siculo a Posto Leone,
dimenticando.

Qui e ora

O dei bambini sul treno seconda classe.

Invece questa volta
nella materia hai di nuovo fatto
un danno incredibile!
Dove sei? Dove sei adesso,
che sei ancora vivo?
Dove sei adesso che sei materia
e nella materia
e in tutta la materia?
V’è su di voi una spada sospesa.
L’anima per troppo tempo e spazio cercaste
ed adesso vi ponete
evanescenti
a parlare
e a sorridere a tutti
ma…. la realtà non apprezza
chi real non può più essere!

Sono anni che contro il mondo fuori
combattete
sereni e sereni mai.
Ora, la spada vostra è temprata a buon punto.
Fermatevi. FERMATEVI, è UN ORDINE!
Qui e ora, qui e ora
con la più presente sezione del cerebro vostro
siete.
QUI E ORA! 

Cosa vuoi negare e fino a che punto?
Cosa vuoi tagliare via
e fino a che termine?
Lo enuncio, per la terza volta:
da te cadrà quel cancro di scimmia
almeno parzialmente
e tornerai a respirare.

Il problema è dunque nella materia,
ma non nella sua esistenza!
Quella, purtroppo,
è solo in parte negabile…
è nella materia in quanto
fine, punto d’arrivo.
Sai, sai, è un tramite.
Serve per capire che non serve.
La componente dell’enigma
che t’è ancora incognita è la tua paura.
Sì. Hai paura, della materia.
Hai paura d’esser sempre ad un passo
dal disfacimento sociale- in quanto proprietario-
e fisico- in quanto corpo che si muove.

La materia devi saperla dominare
e poi solo poi la butterai via.
Con la paura allontani da te qualcosa che è già dentro di te
e che mai potrai allontanare.

Sul treno, seconda classe, ognuno il suo dramma.
I bambini per tutto o una lacrima o un sorriso,
seguono delle logiche sottili
incomprensibili
nella loro complicità.

L’eremita e l’appeso

Dall’altra parte della stanza
qualcuno aveva paura di qualcun altro,
qualcuno che temeva che qualcun altro
il proprio terribile segreto
riuscisse a scoprire
senza considerare l’idea di dar luce,
a codesto segreto,
di slegargli le ali

Perché se sei immenso
non sei assolutamente
adattabile
e parti
per la tua personale brigata
come l’armata Brancaleone.

L’eremita, difatti,
quel particolare eremita
aveva conquistato
il fuoco della sua lanterna
solo rendendosi appeso

Monotono e viscerale

Si dovrà pur fermare questo corpo qui
e non voglio.
Sai tuttavia che è la cosa giusta. Grazie.
Che valore possiamo dare al nostro tempo
se il dubbio è nel buio?

Non so neanche cos’è che voglio addormentare
o eccitare
quando altero la mia coscienza
E poi non v’è verità che basti a saziarmi.

So che ogni uomo danza
So che ogni uomo danza

Sulla sferografia della risposta
è un enigma cristallino.
Il leone lo prende ed in un morso solo l’assimila,
ma il sacerdote cerca di utilizzare
su tutto
un metodo deduttivo,
canteremo insieme?
Sì, un’opera jazz
piano contrabbasso batteria
chitarra e voce
per urlare
e le spade sguainare
contro l’apparenza delle cose.

Monotono e viscerale,
troppo meditabondo e mentale,
filosofico,
sembri Gerone all’inferno
ho perso il conto
dei volti e delle schiene

.... E le mantovane

E le mantovane, che tanto il sud guardano storto,
proprio al concerto di una band napoletana
decidono tutte di innamorarsi.

venerdì 5 agosto 2016

Poesia per i miei ragazzi e ragazze trascendentali.

Ragazzi e ragazze mie trascendentali vi saluto.
So che non v’è alcun commiato alcun addio.
Da bambino mi parlavate
il più piano possibile
eravate dentro le orecchie.
Mentre una grande emozione arriva
sto subendo una lunga trasformazione
che cambierà le mie scapole in ali
ma non credo di voler volar via,
qui c’è tantissimo.

E andavo dicendo tutto il tempo
che anche i maiali stanno male
e nessuno m’ha mai creduto

Ho difeso in battaglia un poeta, un matto, un mago,
mi sono lasciato da mille spade massacrare
e non ho alcuna prova per dimostrare che è successo.
Ai tempi volevo solo che il me stesso più comune e blu
capisse che le percezioni le abbiamo inventate noi,
e perché supera la ragione il bene che vi voglio.

I miei ragazzi trascendentali,
i miei ragazzi metafisici
all’oriente del sentimento
allegri, viola, verdi, magici .
Siete anche di carne ed ossa
sembra brutto ricordarselo
in realtà è un’importante lezione.

Adesso hai lo scettro dello scetticismo
ed è diventato enorme,
enorme.
Eppure danzando lo lascerai cadere
perso in un bel seno di donna
s’infrangerà ed i relitti per sempre conserverai.
È il mantello della poesia
che garantisce alla realtà
una calda innevata esistenza.
Tutto esiste, tutto non esiste,
i miei ragazzi trascendentali,
sono fuori e pure mai così dentro a me.
Tutti e tutte partecipi di quello che sembra un dramma
ed in realtà abbiamo solo infiniti tentacoli
tutti tra di loro incastonati, avvinghiati, amati, amanti.

Come sempre ciò che desideravi come punto d’arrivo
(povere le ragazze mie perdonatemi)
hai poi capito che era un ennesimo slancio
verso un oltre più blu.
Non smetterò d’amare nessuna di voi mai e poi mai
smetterò d’amarvi,
misere mie ragazze trascendentali.
Non è mai stato un peso,
se il mio cristallo viola toccato avete
allora siete già le più belle dame del reame.
Per una volta ancora voglio oppormi
e dir che
pur essendo tutti la stessa cosa,
o ragazze e ragazzi trascendentali,
v’è una grande parte di noi che è il corpo
ed è posto fuori dalla regola,
ed è il bello del gioco.
Ognuno immanente dentro di sè
e mortale fuori da sé
ha costruito nel cuore
un chiostro romanico
ed una pagoda
e da lì gioisce nell’eterno.
Se ti voglio baciare,
l’ho appena capito,
è perché è dolcissimo sapere
che tu esisti.

Dunque ragazze e ragazzi trascendentali miei
sappiate che ogni respiro
viene dal primo vento
ed ogni spontaneità è un’arca preziosa
da conservare fin quando è possibile,
all’occorrenza mi basterà chiudere gli occhi
e nessuno di voi sarà precipitato in un odioso logico
incolore nulla
perché ogni parte destra è una sibilla
con le mani lunghissime
ed a lei ogni volta
v’aggrapperete.