domenica 22 novembre 2015

Le Sue Dita

Le Sue Dita

E di cosa ci facemmo
marci come allodole
perché veri pontefici
contro il e nel tempo

Dalla mia testa è infatti partito
un fascio di luce
che superava e avvolgeva il pianeta.

In fondo siamo pregiate miniature
Dettagliatissime
Incise in ventri d’armature
subito a creare
subito a creare

Le mani

Le mani

Scoprire che cosa
se non siamo neanche in grado di respirare
la giusta menzogna agl’occhi nostri ?

Sono come tanti angeli di stringhe
che si slanciano col deltaplano
dalle mie mani

Procedono così per sezioni
che sembrano pagine d’un album di figurine
e non lo diresti che in realtà
sono tutte lo stesso io

Non succede niente
giocattoli cadono sulle poesie
la gente ci cicca su

D’altronde
 mi sembra strano
che le mani
con questa forma obbrobriosa
riescano a produrre cose così belle

E non diresti neanche
di quanta femminilità vi sia
nelle parole degli uomini tutti


Due novembre

Due novembre

Girovagando incontrai
volpi e grooves
e testimonianze di vermi
credo che la pallina
della penna a sfera
porti in qualche modo
l’impronta della calligrafia
della precedente mano

Non partoriremo mai così…
C’è un altro che a volte prende il posto
e parla di sesso scandaloso
e comunque
complessi cadono
nei nostri versi tra amici

Divorzierò?

Maupassant che non riusciva a staccarsi
dall’utero violento della natura
non ha nome e neanche noi dovremo averlo

Poi gli spietati
s’accalcarono su quel pover’uomo
il corsaro con gli occhiali da sole
per impedirgli d’estraniare
altre prospettive
masticato in una tazza di zuccheri

Lo scheletro del dingo

I soprannomi, i cognomi.

Spesso è stato solamente
un voler imprimere qualche forma dalle mani
alla penna
al foglio,
ora che la mano parla.
Non so, il glifo è importante.
Dice che è un cerchio chiuso
sormontato da un semicerchio
rivolto verso l’alto

I Fabbri di Grondaie

I Fabbri di Grondaie

Scaverò correndo
e nel cemento.
Non so tanto meno
volare.

Come noi che eravamo
sotto sotto rettili,
il linguaggio
è una grossa scatola di Lego
tutti diversi.

E pattinavo sul laghetto
dell’arte
con quell’infinita grazia
che non ho mai avuto

Ognuno sostiene cose
che potrebbero sembrare uguali
ma non lo sono affatto

Final Fantasy VII
e Final Fantasy VIII
come due enormi cristalli
che ero riuscito
a ricollocare in ritardo
nell’annovero dell’infanzia

E comunque
io e gli amici
ci comportiamo come belve
perché
siamo anche angeli dopotutto.

Mi lasciai trasportare
divenni mantra
che in una notte di parole
risuona armonioso
come voci nere

Mi sono poi
andato ad addormentare nei pistilli
sotto il tuo cespuglio
la creta del palazzo
la creta immaginaria del palazzo
in una scorretta e vecchia
via Toselli
salutare incalzanti, bianchi e goffi
i fabbri di grondaie

Filosofica Prima

Filosofica Prima

E Wikipedia diventerà a pagamento
e gli squali assessori
nuotano in flotta

*

Accettiamo d’essere dunque
leopardi
con la pelliccia di brina,
l’interpretazione
avviene
immediatamente dopo
l’invenzione

Chi confessò cosa
in questa malattia
di diamanti e schegge
e cervelli sproporzionati?

Il cervello ha sviluppato
delle gambe
e adesso gira su stesso
dalle lettere dei poeti
dai sogni non ricordati

Consideriamo dunque
la realtà
maleducata diavolessa
che non esiste
se non relativamente,
dal ragionamento
ne è uscito fuori
solo un serpente

Crederò archetipicamente
alla compresenza
di anima e animus,
un nome,
se ti affezioni ad un nome,
ad un sostantivo.

Chi calmerà queste petunie
di poesia,
fumo di sigaro metafisico
è tutto da capire
e
tutto è tutto.

Coinvolgente, no?

Pur pensando all’invidia
Verde
e Pelleas e Melisanda,
alla monotonia
di certe piogge
mattutine

Al tempietto
con colonne corinzie
che nel mio stomaco
ho eretto per Venere. 

La forma n.3

La forma n.3

Sedendo
davanti la porta aperta
comprendo che la bellezza
è anche forma
e non solo
un cane con il costato di fuori
e la bava forse viola
in una notte di luna

Probabilmente
quattro chiacchere con Valery

Forse mi tuffo

Arriverò dove gli eventi s’ammazzano
in un verde chiaro?

Amerò come riflesso incondizionato
o come Ted Mosby

Le sterpi

Le sterpi

Il progressive rock
è letteratura
in fondo

Scappare dove?
Infatti da nessuna parte

Carte alla mano,
si vede poco del tempo,
è una nebbia fitta
dove ognuno
ha solo la propria anima
come fiaccola

Sbagliavo
tra varie sterpi
la mia mano
copre la luce

Riflessione rispetto la voragine che si aprì a Valverde nell’ottobre duemilaquindici

Riflessione rispetto la voragine che si aprì a Valverde
nell’ottobre duemilaquindici

Nei sogni avevo sempre l’impressione
che quel ricordo di te
blu tutto sommato
fosse vero.
Entravi magra nel sole
e su un divano possibilmente verde
eri veramente innocua
come per poco tempo
ho pensato fossi.

Sempre di più mi rendo conto
di sempiterne mitologie
di stelle
che abitano questi Dei bastardi
qui in giro

Una vita spesa dopotutto
a circumnavigare Venere
in cerca del suo sorriso

E rivedo quella screanzata
di George Duval
fumare e montare a cavallo,
rivedo quel granchio
di Marcel Proust
restare conficcato tra le pieghe
del tempo
coricarsi di buon’ora

Cos’ho da inventare io se non me stesso?
Quale calcio dato in subitanea memoria
sveglia questo saggio parassita d’un nero ancestrale?

Ricredersi ?
E come per davvero?
Assaltare la roccaforte
metterci dentro una bomba
a forma di piovra

Come una pesca
come liquori

La Sicilia intanto
è un tafano
che guardandosi allo specchio
non capisce le ragioni
dei suoi capelli bianchi.
Una voragine si aprì a Valverde
quel giorno d’ottobre
mentre io ed un’altra metamorfosi
camminavamo
ben difesi
nel nugolo greco
di sacrifici non compiuti
e delle conseguenti catastrofi

In macchina con marco

In macchina con marco
(o poesia beat)

In macchina con Marco
attraversavo un odoroso alveare
d’insetti mai visti
insomma dalla mente brulicavano questi insetti
incapibili d’inchiostro a volte

E le gambe che si scannano e la polizia che maneggia senza cura
la sua stessa libertà, il braccio armato di una legge di tarli con gli occhialini a mezzaluna
e scannatoi di ventre che in realtà microcoltivano rabbia e insoddisfazione;
Come benzina per Rockefeller come spuntoni d’acciaio alle gambe per Carlo Magno
come il tumorale disegno interno ed esterno che esecra
pance di dee e misurati kamasutra perché il sesso è sacro
insomma come volgari nottonette sifilidiche che spargono bugie e poesie
nella luna che sembra una luna e niente di diverso e Marco guida e tutto attraverso tutto in una bolla
“I ciechi cioè i non nucleari!” osarono dipingere
e la marijuana trasportata da mente a mente
in qualche modo ipnotizzati dall’8 beat di Nobuo Uematsu
che ci culla e cullati ci ha già
preservando almeno uno spazio d’ombra tra immaginazione imago percepita e
densità d’alba
e tutta l’alma che si scuote al suon di tronchi che sbattono su loro stessi ( è solo Natura su Natura)
se sembra un foglio allora vomitaci
se ha il candore della zattera della mente allora è giusto giustissimo anzi
non esitare e con la spada sguainata
ferire se stessi gli uni contro gli altri per ferire in verità la storia ed il secolo carnivoro
che è come se non finisse mai, come se per fastidio o inerzia si stesse protrando all’infinito
in un vortice che da un corpo del genere concepibile non è.
Il saggio, eppure, ebbe il coraggio di farmi notare che tuttavia erano solo parole
su parole su parole
che si rotolano nel fango della mente di questa parete zozza di Platone
e bada bene che potrebbe essere sia la caverna che il parassitario- perché- ideale
mondo delle idee.
In fondo, quando il legno si perse nell’oceano di fuoco e ombra sincronici come dimensioni o stringhe
potrei addirittura aver intravisto il faro, il vero faro di vera luce, e non artificio di artigli e aquile mannaie
e non il gioco del tridente
come se fossimo già cadaveri e barattassimo
questa energia di foglia verde
con un piccolo nome nell’elenco del catasto,
schifosi. 

Monsieur Robert De Nayess

Monsieur Robert De Nayess

Ringrazio ancora
Monsieur Robert de Nayess
per avermi in fondo aiutato a capire
che è giusto
vedere cose
senza completamente
capirle
e di conseguenza
scrivere

Corpo marcisce
spirito gorgoglia