A volte il deserto
Prende la forma
di una festa, di una jam session
qualunque,
quando l’alcol imperla la pelle
e troviamo ibrida e mostruosa
l’altrui gioia,
insopportabile la compagnia
di sé stessi in primis,
difficilissimo ogni rapporto.
È tagliato dal suo vento, chi lo attraversa,
smagrito, fusiforme,
araldo del proprio dolore
e ogni altro è più in là, oltre,
fuori portata
laddove se ne aveva così bisogno.
Ci è riuscito a volte
di cuocere il pane
in un falò di radici secche,
di inbluirci col cielo,
divorare astri con denti d’occhio,
cercata la mano, afferrata la mano,
gioito che non si sbriciolasse
al tocco
che non fosse illusione
quale spesso è
tra le sabbie,
ma tutto il resto era sabbia.
Saprai tenerti il vento tra i capelli,
parlare ancora al pulviscolo,
avere a compagne le cose e basta,
le vecchie inanimate onnipresenti
cose amiche del dovunque,
quando, semmai accadrà,
finirà il proseguire di gialli e di ocra?
Non importa. Il mondo è stato duro e certo
quando ha avuto il suo momento
e ora è un rimasuglio
di acari in setola di scopa,
un sorriso rivolto a un ricordo.
Non sembra cielo quello del deserto,
ma un rostro a sbranare
chiunque si trovi a lanciarsi,
e a un certo punto è il tuo turno,
tocca a te partire,
slacciarti,
farti immensa violenza.
Ogni sandalo lo sa: l’unica verità
è il passo e il passo compagno
che lo segue,
l’unica certezza
la misura
un passo:
il resto, son fauci di cielo
ansiose
di sbranare e sputare.
Nessun commento:
Posta un commento