venerdì 27 marzo 2026

Il deserto, quarta


 

Ovvero, i rischi del chiudere

nel recinto

una volpe, 

del porre occhi

grigio giallo verdi

nella dune intorno.

 

 

Mi piaci, hai il giusto quantitativo

di zigomi

e di profonda mestezza

e un collo che non basta alle sciarpe

e la luna e il sole di novembre.

 

***

 

Ma comunque lo sai, lo sai!

Che questa è la forma che prende il deserto,

che questo è il deserto

ed ogni sua cosa è transeunte

e se ne va

e sabbia sabbia

sabbia sabbia

sabbia sabbia

sabbia sono quegl'occhi

perfetti, oblunghi,

friabile il sorriso.

 

Tutti invecchiano qui,

tutti sono un po' più vento

un po' più freddo indaco,

un po' più giallini e deteriorati

e di ruga,

mentre ci danza un’altra sigaretta

tra i denti,

ingialliti anch’essi.

 

*

 

A trenta e passa anni

mi trovo nello stilnovismo

di non saperti dire con chiarezza

che vorrei avvicinare

sempre

il piede al tuo,

mettermi nel tuo marsupio,

proteggerti laddove

sai benissimo farlo da sola,

finché…

                                                                          …finché…

…finché il vuoto.

E il nostro miglior compagno

sei ancora tu, deserto/idea,

affabile se dai suoi occhi soffiati

occhieggi,

segnato,

e come il resto delle cose che rappresenti,

senza alcuna fine, perché quando finisci

continui

a vomitarti

felice e triste al contempo

in noi, tra di noi.

 

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