Mi distacco dalle percezioni
Vi è una piramide posta al centro,
piccola. Ruota su se stessa.
Il mio corpo non è il mio corpo, bada,
è che mi ci sto affezionando troppo.
Ed io non sono il mio corpo, apparentemente.
Ma se ho gli occhi dentro la testa, professore?
Se ciò che vedo è proiezione?
Allora vi sono due corpi, forse, uno rinchiuso nell’altro.
Mi sembra l’ipotesi più convincente.
Una piramide posta al centro, piccola.
Non sono altro che un albero schizofrenico
convinto d’esser uomo, un pugno di terra polveroso,
un sasso di S. Maria la Scala, robe così.
Non è possibile distaccarsi dalle percezioni alla mia
età, e concludo.
Anche Eco se ne va
allo schiudersi malinconico del nuovo secolo.
In macchina con i migliori amici e le loro volatili
donne,
in macchina vestiti da mesti abbandoni,
farsi rapire dal gentil sesso era un gioco
divertente
fino a qualche tempo fa.
Io ho troppo poco orecchio musicale però,
non riconosco neanche una pentatonica.
Cosa succede se mi lascio cadere, eh?
Ora, via da tutte le braccia magre e femminili
che mi si allungano addosso,
se uccido il me stesso bestia taurina,
se rinasco come purezza di luce?
Collegandoci all’anima, che è eterna,
collegandoci a lei una sola.
Before
you eat the orange
make
sure you alter your state of mind.
Vibrammo come colpi di spada
sferrati nel vento di Osaka.
Tempo, tempo, tempo.
Shelley sotto forma di satrapo negro
telefonò a Baudelaire in un sogno.
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